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Editoriali

31 ottobre 2020

Non è più tempo di passerelle, dobbiamo pretendere di più

Autore: Paolo Iaccarino
editoriale antico
Il superbonus 110% non smette mai di stupire, nel bene e nel male. Nonostante non sia ancora entrato nel suo vivo, infatti, l’Amministrazione Finanziaria già parla di controlli. Il monito del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, nelle sue recenti esternazioni pubbliche, non è certamente passato inosservato.

Nonostante il momento, malgrado si trattasse di una constatazione banale, come se fosse necessario ribadirlo proprio in questa fase, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha affermato, con rinnovato slancio, il ruolo dell’Amministrazione Finanziaria nell’ambito dei controlli sull’utilizzo del Superbonus. Secondo il Direttore Ruffini il ruolo dell’Agenzia delle Entrate sarà centrale. Non ne avevamo dubbi. L’attività di controllo avrà ad oggetto l’incrocio delle informazioni in possesso dell’apparato pubblico con le nuove informazioni desumibili dall’attuazione della normativa, a partire dal patrimonio informativo custodito dall’Enea. I controlli non avranno semplicemente natura formale, né saranno inerenti alla mera constatazione della completezza dei dati e dei limiti di spesa, ma riguarderanno la presenza delle asseverazioni e la valenza del visto di conformità.

Emerge chiaramente una nota stonata, impossibile negarlo. In un momento in cui a fare notizia sono i numerosi dubbi interpretativi ancora presenti e la confusione ingenerata, in ordine sparso, dai chiarimenti ministeriali, dell’Agenzia delle Entrate e dell’Enea, il Direttore dell’Amministrazione Finanziaria avverte l’esigenza di ribadire, come se non l’avessimo già capito, che il Superbonus non sarà un’agevolazione facile, un beneficio per tutti. L’ennesima atteggiamento stridente, un po’ come fu per la riforma del fisco quando, eccedendo il proprio ruolo, lo stesso Direttore dell’Agenzia delle Entrate dispensò consigli nell’interesse, evidentemente, della sola Amministrazione Finanziaria.

Ad ognuno il proprio ruolo, appunto. Se dal un lato ai contribuenti si chiede, e pretende, maggiore fedeltà fiscale e comportamenti corretti, anche dal punto di vista meramente formale, ogniqualvolta la burocrazia ha prevalso sul buonsenso del diritto, dall’altro è arrivato il momento in cui l’Amministrazione Finanziaria contribuisca all’attuazione della normativa evitando che la stessa, come parafrasato dallo stesso Ruffini, resti meramente sulla carta. Se la volontà è davvero quella di favorire la diffusione dei benefici in commento è necessario che l’Agenzia delle Entrate, in questa fase, si svesta dal ruolo di controllare per assumere quello di guida, un moderno Virgilio in questo purgatorio normativo. In questo senso basterebbe, banalmente, che tutte le interpretazioni rilasciate dall’Amministrazione Finanziaria venissero raccolte in un unico testo, progressivamente soggetto ad aggiornamento; che il contribuente e il proprio consulente possano interloquire con l’Amministrazione Finanziaria, nell’ambito di una procedura diretta che accorci i tempi insostenibili dell’interpello; che le interpretazioni siano debitamente motivate, affinché al contribuente siano fornite non solo le soluzioni, ma anche gli strumenti necessari per comprenderle; che l’Amministrazione Finanziaria perda definitivamente le proprie velleità normative, limitandosi ad interpretare piuttosto che riscrivere le norme. È necessario pretendere dall’Amministrazione Finanziaria lealtà, ed anche solo una minima parte di quanto la stessa ha preteso dai contribuenti e, sopratutto, dai consulenti nel corso degli ultimi anni.

Se davvero questa deve essere un’occasione di rilancio, nell’interesse di tutte le parti sociali, pubbliche e private, almeno davanti la tragedia sanitaria ed economica che stiamo vivendo, l’Agenzia delle Entrate, senza dimenticare il proprio ruolo di garanzia, deve contribuire con azioni fattive, moderne, al passo con i tempi. Non possiamo più accontentarci delle passerelle nei convegni tematici, come è stato fino ad oggi. Dobbiamo pretendere di più.
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