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Editoriali

1 ottobre 2020

Non saranno le big4 a salvare il mondo

Autore: Paolo Iaccarino
editoriale antico
Diciamocelo chiaramente, una norma scritta male determina interpretazioni errate e tanta incertezza. Le disposizioni in tema di Superbonus, sebbene abbiano portato speranza nella vita di singoli e di imprese nel segno del rinnovato ed auspicato boom economico, nascono sotto una cattiva stella. Passaggi decifrabili con difficoltà perfino dal punto di vista letterale, disposizioni attuative farraginose, decreti che all’apparenza non sembrano superare il controllo della Corte dei Conti per sviste ed errori che poco sembrerebbero avere a che fare con i numeri, interpretazioni fantasiose, perché inventano, appunto, parole che non esistono. Insomma quello che si presenta agli occhi dei tanti professionisti chiamati a guidare i contribuenti in questa delicata fase di risorgimento post Covid rischia di rivelarsi un salto nel vuoto.

Sono sincero, nonostante tutto, inizialmente avevo accolto con entusiasmo la discesa in campo delle grandi società di consulenza a supporto degli istituti bancari. Non mi sentivo minacciato. In tutta sincerità dissi fra me e me: se si muovono loro probabilmente questa è la volta buona per tutti. Se da un lato l’interesse delle grandi società di consulenza poteva offuscare il commercialista, quello di prossimità profondamente legato al suo territorio, ero tranquillo perché consapevole del nostro insostituibile ruolo. Dopotutto, mai come in questo periodo di lockdown la società civile ha compreso come la nostra guida abbia aiutato tanti imprenditori ritrovatisi improvvisamente smarriti all’interno delle proprie mura domestiche. La nostra è stata una vera e propria azione di protezione civile, senza se e senza ma.

La crisi connessa al covid e tutta la legislazione di emergenza che ne è derivata ha posto, finalmente, una questione divenuta nel corso degli ultimi anni essenziale ed ineludibile: un contesto normativo ricco, complicato e dalla veloce mutazione presuppone professionisti preparati, un’interpretazione puntuale delle disposizioni normative, in tempi certi e con competenze insostituibili, una voce che costituisca un contraltare forte e credibile di fronte alle interpretazioni, non sempre puntuali, dell’Agenzia delle Entrate. Il lockdown ci ha permesso, finalmente, di mostrare tutte le competenze che la nostra categoria, forse anche a causa delle sue Istituzioni, nascondeva ed evitava di mostrare, a tutti livelli.

La mia prima reazione all’avvento delle società di consulenza è stata certamente una reazione positiva. Nel mio immaginario il loro intervento si sarebbe posto a metà fra il professionista e l’erario, una sorta di controllo preventivo che fosse di supporto al primo e di garanzia per il secondo. I miei auspici, tuttavia, sono rimasti immediatamente delusi. Dalla lettura della documentazione di supporto e dei modelli di dichiarazione sostitutiva richiesti da alcune delle società di consulenza chiamate in causa dai primari istituti bancari si evince chiaramente come l’impostazione sia burocratica, chiaramente e dichiaratamente formale. La documentazione istruttoria, infatti, sembra essere redatta sulla base delle sole considerazioni dell’Agenzia delle Entrate, quelle della contestata circolare 24/E, alcune delle quali apparentemente non rinvenibili nel testo normativo. Le società di consulenza, insomma, si sono presentate come una sorta di alter ego dell’Amministrazione Finanziaria, più attente alle proprie responsabilità che alla volontà espressa dal Legislatore.

Probabilmente in tutto questo non vi è nulla di sbagliato. In considerazione delle responsabilità, sopratutto dal punto di vista del trasferimento del credito, è certamente comprensibile la cautela che trasuda dalla modulistica bancaria. Si tratta probabilmente solo di una differenza ontologica. Quella di credere che la nostra azione non sia semplicemente uno strumento per ottenere denaro, che tutto questo non sia solo uno scambio, un do ut des. Io credo che noi, a differenza di loro, dobbiamo indirizzare la nostra azione, individuale e collettiva, sempre nel senso della normativa denunciando, ognuno con i propri mezzi, gli errori di interpretazione dell’Amministrazione Finanziaria e l’assurdità di procedure facili solo sulla carta. Mai come in questo momento dobbiamo dimostrare di essere diversi e che il bene collettivo, del quale siamo garanti e testimoni, non è in vendita.
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