Registrati ora
Abbonamenti
In primo piano

Editoriali

25 agosto 2020

Tassazione mensile? Se ci date uno stipendio fisso

Autore: Direttore Antonio Gigliotti
Gigliotti live 17.09 - 400*400
Cari amici,
torno sulla proposta di riforma fiscale perché più ci si ragiona, più fosco diventa il quadro.

Da quel (poco) che sappiamo, si vorrebbe introdurre una tassazione su base mensile – forse trimestrale – basata sugli effettivi flussi di cassa. A parte le considerazioni ormai note, e che non devo certo essere io ad evidenziare, lo sapete benissimo – sul fatto che monitorare i flussi mensili di liquidità costringerebbe ad un lavoro inumano per noi, ricco di insidie e di possibili errori, ed inevitabilmente porterebbe a costringerci ad aumentare di molto gli onorari, cosa che certamente non ci fa piacere quando la maggiore remunerazione dipenderebbe dall’ennesima contro-semplificazione - tanto più in un momento storico come questo – vi è comunque un’altra questione della massima importanza.

Immaginiamo (e non si tratta affatto di un caso così remoto), la situazione di quei contribuenti che non hanno un flusso di lavoro regolare e costante durante tutto l’anno. Vi sono infatti molte attività imprenditoriali, e perché no, anche professionali, caratterizzate da momenti nei quali gli incassi hanno un picco, per poi fermarsi o quasi per mesi. Tali incassi, da sempre, sono destinati a gestire una liquidità che già sappiamo deve essere accantonata per i momenti di magra. Con questo nuovo sistema, di fatto, i titolari di partita IVA si vedrebbero privati di tale liquidità, dovendo sborsare le imposte pressoché subito, andando così ad ulteriormente aggravare la situazione gravissima venutasi a creare a causa del Covid (altro che potenza di fuoco!).

Si potrebbe obiettare che una volta superato l’ostacolo della messa a regime del sistema, di fatto poi tutto rientrerebbe in uno nuovo flusso. Come dire, un piccolo sforzo, e poi, alla fine, le imposte sono sempre quelle. Bene, siamo sicuri di questo?

Io per nulla, per due ragioni. Innanzi tutto, quand’anche si volesse sposare questa teoria, sta di fatto che il nuovo “circolo” della liquidità comporterebbe un anticipo di versamento. Se ciò già non sarebbe auspicabile in tempi normali, diviene del tutto inaccettabile in questo momento, quando – per una volta – certamente nessun titolare di partita IVA avrebbe avuto di che obiettare in merito al meccanismo dei saldi e degli acconti, non fosse altro perché consentirebbe di prendere un po’ di fiato dopo il crollo del 2020. Ma di questo, abbiamo già parlato.

Piuttosto, e qui sta la seconda regione, chissà se nei piani alti qualcuno si è posto il problema della progressività dell’imposta? Secondo quali criteri, di grazia, dovremmo liquidare le imposte in corso d’anno? Sulla base dell’aliquota corrispondente all’anno precedente? Se così fosse, allora verrebbe meno la dichiarata ratio, ovvero quella di non dover più pagare degli acconti commisurati sul passato, invece che sull’effettiva disponibilità.

E quindi? Dovremo tenere conto della progressività d’imposta man mano che il reddito matura nel corso dell’anno? Potrebbe anche essere accettabile, ma nuovamente la ratio dichiarata per far passare questa “cosa”, ovvero di versare le imposte senza sorprese, verrebbe meno; infatti, all’inizio dell’anno l’aliquota marginale sarebbe inevitabilmente molto bassa, per poi schizzare ad ogni salto di aliquota. Non voglio nemmeno pensare a quale potrebbe essere l’effetto di una trovata del genere: con l’aumento del reddito avremmo imposte in aumento e detrazioni (per esempio per carichi di famiglia) in diminuzione, con il risultato di pagare forse come prima, probabilmente di più (perché qualcuno deve ancora spiegare come sarebbero recuperate le altre detrazioni in corso d’anno), ma, sicuramente, prima.
Non c’è che dire, è un vero business (per l’Erario).

Di fatto, applicare una tassazione via via in corso d’anno, come se imprenditori e professionisti fossero degli stipendiati, con un reddito predeterminato ad inizio anno, è semplicemente illogico.

Stipendiati… magari fosse così! Visto che i consulenti fiscali si stanno sempre di più trasformando in uffici periferici dell’Amministrazione (gratis), ora che paventa una tassazione stile “stipendio fisso”, potremmo forse anche adattarci, ma ad una condizione: dateci quello stipendio fisso!

Amici, la mia – sia chiaro - è ovviamente una provocazione, rivolta contro coloro paiono nutrire un profondo disprezzo per le partite IVA. A costoro voglio, ancora una volta, ricordare che se si fermano le partite IVA si ferma il Paese, e questa sarà forse l’occasione – a meno di una auspicata retromarcia – per vedere veramente, una volta per tutte, quello che avremmo dovuto vedere in già mille occasioni, e forse non saremmo ridotti in questo stato: consulenti e clienti affiancati, uniti nel riversare il loro sdegno e nel dire, una volta per tutte, BASTA.


Perché il male trionfi basta che i brav'uomini non facciano niente. (Edmund Burke)

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata