22 febbraio 2022

Efficientamento energetico. Detrazione per l’immobile in comodato

Cassazione tributaria, ordinanza depositata il 21 febbraio 2022

Autore: Paola Mauro
Il contribuente ha dritto alla detrazione per gli interventi di ristrutturazione edilizia finalizzati al risparmio energetico anche a fronte di un contratto di comodato non registrato in favore del solo coniuge. Laddove il predetto abbia partecipato alla spesa, è sufficiente la dimostrazione della convivenza con il proprietario dell’unità abitativa al momento dell’inizio dei lavori.

È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza n. 5584/2022 della Corte di Cassazione (Sez. VI-5), depositata il 21 febbraio.

Il caso - L’Agenzia delle Entrate ha imputato al contribuente una maggiore IRPEF dovuta per l’anno 2011, oltre interessi e sanzioni, sulla scorta del disconoscimento della detrazione delle spese sopportate per interventi di ristrutturazione edilizia, finalizzati al risparmio energetico.

L’Amministrazione ha contestato la mancanza di un valido titolo che legittimasse il beneficio fiscale di cui il contribuente si era avvalso nella dichiarazione dei redditi, posto che la proprietaria dell’immobile lo aveva concesso in comodato verbale a sua figlia, moglie del contribuente, ma non a quest’ultimo, e che, in ogni caso, il contratto di comodato tra madre (proprietaria) e figlia (comodataria) non poteva essere opposto all’Ufficio, in quanto non registrato, né era stato allegato un contratto di locazione registrato.

Ebbene, la Commissione Tributaria Provinciale di Firenze ha accolto il ricorso proposto dal contribuente contro la cartella di pagamento emessa dall’Agenzia fiscale ai sensi dell’art. 36-ter D.P.R. n. 600/73, e il verdetto di primo grado ha trovato conferma all’esito del giudizio di appello, giacché la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha ritenuto dirimente, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione, la circostanza della convivenza dell’appellato con la suocera (proprietaria del bene), all’inizio dei lavori in questione; e la Suprema Corteha aderito a questa conclusione del Collegio territoriale.

I rilievi della S.C. - Gli Ermellini hanno rilevato che nel caso di specie la C.T.R., diversamente da quanto obiettato della Difesa erariale, ha correttamente accertato il dato della convivenza tra proprietaria dell’abitazione e contribuente sia prima sia dopo l’inizio dei lavori.
  • La C.T.R., infatti, non ha valutato soltanto la dichiarazione resa dalla suocera del contribuente circa la coabitazione con il genero, ma l’ha legata a tutti gli altri elementi probatori forniti dalle parti (Cass. 11223 del 2014), precisando, altresì, che le risultanze anagrafiche rivestono mero valore presuntivo e possono essere, pertanto, superate da una prova contraria desumibile da qualsiasi fonte di convincimento, affidata all’apprezzamento del giudice (Cass. n. 23521/2019, tra le molte).
Nel rigettare il ricorso erariale, dunque, il Collegio di legittimità evidenzia come la convivenza costituisca circostanza che dà diritto all’agevolazione nell’ambito delle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie, come del resto ha evidenziato la stessa Amministrazione finanziaria in propri documenti di prassi.

Ad esempio, nelle Circolari n. 13/E del 31 maggio 2019 e n. 36/E del 31 maggio 2007, si afferma che la detrazione spetta anche al familiare convivente del proprietario che abbia sostenuto le spese e al quale siano intestate le fatture (nel caso di specie, requisiti non controversi), e che rientrano nella nozione di familiari, applicando l’art. 5 del D.P.R. n. 917 del 1986, gli affini entro il secondo grado, «dunque anche il genero contribuente, affine di primo grado della suocera proprietaria».

Nella Circolare n. 121 del 1998 si afferma, invece, che la detrazione (nella specie per il recupero del patrimonio edilizio dopo gli eventi sismici verificatisi in Emilia Romagna) compete anche al familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile sul quale vengono effettuati i lavori, purché ne sostenga le spese, «e non è richiesta l’esistenza di un sottostante contratto di comodato».

Nella circolare 13/E del 2019 già citata, si richiama il suddetto documento del 1998 e si conferma che «lo status di convivenza deve sussistere al momento in cui si attiva la procedura, ovvero, (…) alla data di inizio dei lavori (Risoluzione 6.05.2002 n. 136) o al momento del sostenimento delle spese ammesse alla detrazione se antecedente all’avvio dei lavori e non è necessario sussista per l’intero periodo della fruizione della detrazione» (in senso conforme Risoluzione n. 184 del 12/06/2002).

Alla luce di questi rilievi, gli “Ermellini” hanno respinto il ricorso erariale e, di conseguenza, condannato l’Agenzia fiscale al pagamento delle spese del giudizio, quale parte soccombente.
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