11 febbraio 2022

Riabilitazione del condannato per bancarotta

Autore: Redazione Fiscal Focus
L'adempimento delle obbligazioni civili è condizione necessaria per la riabilitazione del soggetto condannato in via definitiva per il reato di bancarotta. Ciò vale anche qualora la persona offesa o danneggiata non abbia fatto richiesta risarcitoria, perché questo comportamento omissivo non equivale a rinuncia. Spetta in ogni caso al condannato attivarsi al fine di eliminare tutte le conseguenze di ordine civile provocate dalla commissione dell’illecito.

È quanto emerge dalla lettura della sentenza n. 3625/2022 della Corte di Cassazione (Sez. I pen.), pubblicata il 1° febbraio.

Il caso - La Suprema Corte, con la sentenza appena citata, ha reso definiva l’ordinanza con cui il Tribunale di Roma ha disposto il rigetto dell’opposizione al provvedimento che ha respinto la richiesta di riabilitazione rispetto a una condanna, divenuta irrevocabile, alla pena di anni tre di reclusione per il reato di bancarotta.

Il Giudice capitolino ha motivato la decisione spiegando che, a fronte del danno provocato alla massa dei creditori, rimasti offesi dalle condotte distrattive e preferenziali per importi consistenti, il condannato non ha offerto alcuna prova di essersi attivato ai fini risarcitori all'esito della procedura fallimentare, o di aver provveduto all'adempimento dell'obbligo risarcitorio e di rifusione delle spese di costituzione in favore della parte civile, riconosciuto a suo carico nella sentenza di condanna, né ha addotto di essersi trovato nella condizione dell'impossibilità di provvedere, anche solo parzialmente o secondo le sue possibilità economiche.

Il condannato in questione dal canto proprio, ha, per il tramite del difensore di fiducia, posto l’accento sul contegno della curatela fallimentare, titolare del generico diritto al risarcimento del danno. Questa, infatti, costituita parte civile, ha omesso di rassegnare le conclusioni sia innanzi alla Corte d’appello che nel giudizio di legittimità, e ha successivamente omesso di attivarsi per ottenere il risarcimento e la liquidazione delle proprie pretese. Peraltro, chiuso il fallimento, la Società è stata cancellata dal registro delle imprese, ancor prima dell’irrevocabilità della sentenza di condanna. E da tutti questi elementi, il Tribunale, secondo parte ricorrente, avrebbe dovuto dedurre la sostanziale rinuncia a ogni pretesa risarcitoria e, di conseguenza, accogliere la richiesta di riabilitazione.

Ebbene, come s’è detto poc’anzi, la Suprema Corte ha mantenuto ferma la decisione impugnata.

L’inerzia non equivale a rinuncia - Nel rigettare il ricorso del condannato, i Massimi giudici, in particolare, hanno escluso la possibilità di attribuire ai comportamenti dei creditori il significato di rinuncia alla prestazione.

A tal proposito s’è detto che «ai fini della riabilitazione del condannato, non ha efficacia liberatoria in ordine all'adempimento delle obbligazioni civili nascenti dal reato la mancata richiesta di risarcimento del danno da parte della persona offesa che non può essere considerata equivalente alla rinuncia» (Sez. 1, n. 35714 del 10/10/2006).

Si è poi puntualizzato che «in tema di condizioni per la riabilitazione, sono ininfluenti, ai fini della valutazione dell'impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti dal reato, sia la circostanza che le persone offese non si siano costituite parte civile nel processo sia che esse non abbiano chiesto al condannato un ristoro dei danni patiti a causa della sua condotta di reato» (Sez. 1, n. 47347 del 30/11/2011).

E si è ribadito che «in tema di riabilitazione, l'adempimento dell'obbligazione risarcitoria, o comunque l'attivarsi del condannato al fine di eliminare tutte le conseguenze di ordine civile derivanti dal reato, costituisce condizione imprescindibile per la concessione del beneficio anche quando sia mancata nel processo la costituzione di parte civile e non vi sia stata alcuna pronuncia in ordine alle obbligazioni civili conseguenti al reato» (Sez. 1, n. 49446 del 07/11/2014).

Infine, s’è detto che «in tema di riabilitazione del condannato, l'adempimento dell'obbligo risarcitorio non è subordinato alla proposizione di una richiesta da parte della persona offesa, dovendo, pertanto, in difetto di quest'ultima, l'iniziativa essere assunta dall'interessato alla riabilitazione, mediante consultazione del soggetto danneggiato o idonea offerta riparatoria» (Sez. 1, n. 23343 del 26/02/2015).

Da quanto appena esposto è derivata la conferma del provvedimento di rigetto della richiesta di riabilitazione, con condanna dell’istante al pagamento delle spese processuali.
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