25 febbraio 2022

Ristretta base societaria. L’estraneità alla gestione salva dal Fisco

Cassazione tributaria, ordinanza depositata il 24 febbraio 2022

Autore: Paola Mauro
La presunzione di distribuzione ai soci, in proporzione alla quota di partecipazione di ciascuno, degli utili extracontabili accertati dal Fisco nei confronti della S.r.l. con ristretta base societaria non può operare quando è dimostrata l’estraneità alla gestione.

È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza n. 6119/2022 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, pubblicata ieri (24/02/2022).

Il caso - La Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna si è pronunciata in senso favorevole al contribuente il quale, in qualità di socio al 50% di una S.r.l. attinta da un avviso di accertamento, divenuto definitivo, concernente il recupero a tassazione di un maggior reddito d’impresa per l’anno 2014, ha impugnato l’atto conseguenziale a lui rivolto, relativo a un maggior reddito da partecipazione.

L’Agenzia delle Entrate si è avvalsa della nota presunzione di distribuzione ai soci degli utili “in nero” accertati in capo alla società di capitali a ristretta base societaria, ma tale presunzione, in ambito processuale, è stata superata dal contribuente che, come accertato dalla C.T.R., è risultato estraneo alla gestione.

Il Collegio regionale, in particolare, ha rilevato che, sia nel pvc di riferimento sia nel procedimento penale instaurato e sia nell’atto d’appello, è stato l’Ufficio stesso a precisare che i prelevamenti bancari furono operati unicamente dall’amministratore.

Ebbene, la motivazione posta a base del verdetto del Giudice secondo grado non è stata efficacemente contrastata dalla Difesa erariale con i propri motivi di ricorso; il che ha determinato il rigetto dell’impugnazione e il definitivo annullamento della maggiore pretesa fiscale avanzata nei riguardi del socio.

Ragioni della decisione - L’Agenzia delle Entrate ha incentrato il ricorso per cassazione sulla dedotta violazione di legge in relazione al riparto dell’onere probatorio in tema di distribuzione ai soci di Società di capitali a ristretta base partecipativa degli utili non contabilizzati, posto che la sentenza impugnata ha affermato che spettasse all’Ufficio dimostrare il coinvolgimento del socio nella gestione.

Ebbene, su questo punto gli Ermellini hanno riconosciuto come effettivamente esistente l’errore di giudizio denunciato a carico del Collegio regionale, perché, in effetti, secondo consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, l'accertamento di utili extracontabili in capo alla Società di capitali a ristretta base sociale consente di inferire la loro distribuzione tra i soci in proporzione alle loro quote di partecipazione, salva la facoltà per gli stessi di fornire la prova contraria costituita dal fatto che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione, ma siano, invece, stati accantonati dalla Società, ovvero da essa reinvestiti (v. Cass. n. 27049/2019, tra le tante).

Si è detto altresì, che partendo dal dato di esperienza che nella generalità dei casi le Società di capitali a ristretta base partecipativa sono composte da soci legati da rapporti di coniugio o di stretta parentela, il che comporta un elevato grado di compartecipazione dei soci alla gestione della Società e al reciproco controllo tra i soci medesimi, la presunzione di distribuzione degli utili extrabilancio può essere vinta dal contribuente dimostrando l'estraneità alla gestione e alla conduzione societaria.(v., ad es., Cass. n. 23247/2018).

Ciò posto, nel caso che ci occupa, il Collegio emiliano ha ritenuto che dagli elementi acquisiti al processo e specificamente indicati in sentenza sia emersa la prova positiva della estraneità del contribuente alla gestione della Società e - scrive la Suprema Corte - «Tale accertamento - che non ha costituito oggetto di specifica censura da parte della ricorrente – prescinde dal reputato mancato assolvimento dell’onere probatorio erroneamente posto a carico dell’Amministrazione finanziaria e si risolve in un apprezzamento di fatto circa la sussistenza di evidenze probatorie idonee a superare la presunzione di distribuzione tra i soci degli utili extracontabili, in effetti operante nella fattispecie in esame».

Pertanto, i Massimi giudici hanno dichiarato il ricorso erariale infondato e quindi lo hanno respinto.

La ricorrente Agenzia fiscale è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, quale parte soccombente.
 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
Iscriviti alla newsletter
Fiscal Focus Today

Rimani aggiornato!

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.