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Elbano de Nuccio è stato riconfermato alla guida dei commercialisti italiani, diventando il primo presidente nella storia della categoria a ottenere un secondo mandato da quando, nel 2008, è nato l’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale, la lista da lui guidata, “Direzione Chiara: Risultati, Competenza e Visione”, ha prevalso nettamente su “Unione dei territori”, capeggiata da Claudio Siciliotti, ottenendo il 69,6% dei voti.Alla consultazione hanno preso parte i quasi 1.400 consiglieri dei 132 Ordini territoriali della professione. La proclamazione ufficiale dei risultati arriverà nei prossimi giorni, dopo lo scrutinio da parte dell’apposita commissione elettorale costituitasi presso il Ministero della Giustizia.
Nato a Napoli nel 1970 ma barese d’adozione, de Nuccio era stato eletto per la prima volta presidente dei commercialisti italiani nel 2022. In precedenza, aveva ricoperto numerosi incarichi nella categoria, sia in Italia sia a livello internazionale, tra cui quello di presidente dell’Ordine dei commercialisti di Bari. È inoltre professore ordinario di Economia aziendale presso il Dipartimento di Management, Finanza e Tecnologia dell’Università LUM Giuseppe Degennaro.
Con la lista di de Nuccio sono stati eletti consiglieri nazionali: Gian Luca Ancarani (Toscana), Cristina Bertinelli (Umbria), Aldo Campo (Sicilia), Rosa D’Angiolella (Campania), Fabrizio Escheri (Sicilia), Annalisa Francese (Piemonte), Gian Luca Galletti (Emilia-Romagna), Giovanna Greco (Abruzzo), Gian Alberto Mangiante (Liguria), Michaela Marcarini (Lombardia), Cristina Marrone (Lazio), Vincenzo Moretta (Campania), David Moro (Veneto), Eustachio Quintano (Basilicata), Antonio Repaci (Calabria), Gabriela Savigni (Sardegna), Micaela Sette (Friuli Venezia Giulia), Liliana Smargiassi (Molise), Giuseppe Venneri (Puglia) e Roberto Vittori (Marche). I consiglieri supplenti sono invece Camilla Zanichelli (Emilia-Romagna), Elisabetta Cremonini (Piemonte), Alessandro Cavani (Emilia-Romagna), Teresa Piscioneri (Lombardia) e Vittorio Postiglione (Puglia). Tra i componenti del nuovo Consiglio nazionale si contano dodici riconferme e otto nuovi ingressi. Le donne elette sono nove, una in più rispetto alla precedente consiliatura.
Nella stessa giornata della riconferma, de Nuccio è intervenuto a Roma all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario, lanciando un appello sul futuro della giustizia tributaria. Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti ha chiesto di “fare ogni sforzo per incrementare la pianta organica complessiva della magistratura tributaria”, ricordando che la legge di riforma prevede attualmente, su scala nazionale, 576 giudici, di cui 128 destinati alle funzioni di appello. Numeri che, secondo de Nuccio, “fanno riflettere” se rapportati all’aspettativa che questi magistrati possano sostenere un carico di 340-370 sentenze l’anno.
De Nuccio ha poi espresso preoccupazione anche sui tempi di attuazione della riforma. “Sappiamo che l’arruolamento dei nuovi magistrati tributari verrà peraltro completato soltanto nel 2029-2030, se la tabella di marcia dei futuri concorsi verrà rispettata, per cui resta anche forte la preoccupazione che non solo il numero, ma anche la tempistica delle nuove assunzioni sia insufficiente a garantire una veloce attuazione della riforma”, ha affermato.
Un altro passaggio centrale del suo intervento ha riguardato la geografia degli uffici giudiziari tributari. Il numero uno dei commercialisti ha auspicato che vengano rivalutati i criteri di accorpamento delle sedi. Richiamando quanto osservato dalla presidente Carolina Lussana, de Nuccio ha sottolineato che “ogni Corte di giustizia è un presidio di legalità e il loro futuro non può essere deciso senza tener conto dell’effettivo grado di attuazione della riforma degli organi di giustizia tributaria voluta dalla legge n. 130 del 2022”.
Da qui l’invito a valutare con attenzione le iniziative del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ipotizzano un piano di accorpamento delle Corti di giustizia tributaria di primo grado, con la riduzione delle sedi e la soppressione di tutte le sezioni distaccate di secondo grado. Secondo de Nuccio, “occorrerebbe rivalutare con attenzione i criteri di accorpamento delle sedi, chiarendo il peso specifico di ciascuno di quelli attualmente previsti, valorizzando, ad esempio adeguatamente anche il parametro del valore della lite, da tenere in debita considerazione unitamente agli altri criteri previsti nella legge delega”.
Il presidente dei commercialisti ha aggiunto che dovrà essere attentamente valutato anche il modo in cui conciliare la ridefinizione dell’assetto territoriale della giustizia tributaria con i tempi di effettiva immissione in servizio dei nuovi magistrati assunti per concorso e con quelli di fuoriuscita dagli attuali ruoli, tenuto conto che nei prossimi anni si registreranno gli effetti del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età. Per de Nuccio, “la revisione della geografia giudiziaria deve avvenire, dunque, con assoluta gradualità e non prima che ci sia l’assetto completo della nuova magistratura tributaria”.
Nel suo intervento ha inoltre ribadito la disponibilità del Consiglio nazionale dei commercialisti a proseguire il confronto con le istituzioni. “Il Consiglio nazionale dei commercialisti rinnova la propria disponibilità all’interlocuzione con il Ministero e con il Consiglio di presidenza, considerando importante mantenere il Tavolo tecnico di confronto per arrivare alla definizione di un modello di “geografia” giudiziaria efficiente, equo e sostenibile, nella consapevolezza che una riforma così importante per il sistema della giustizia tributaria richiede equilibrio, responsabilità e visione di lungo periodo”, ha dichiarato.
Sul piano degli aspetti processuali della riforma, de Nuccio ha definito “certamente positivo” il quadro complessivo che emerge dall’attuazione della delega fiscale, pur segnalando alcune criticità. In particolare, per i commercialisti, nella prospettiva di una semplificazione delle regole processuali, “occorre eliminare l’obbligo di attestazione di conformità all’originale degli atti e dei documenti su supporto cartaceo prodotti in giudizio previsto dal nuovo comma 5-bis dell’art. 25-bis del d.lgs. n. 546 del 1992”.
Nel motivare questa posizione, de Nuccio ha spiegato che, in conformità al principio dispositivo che informa il processo tributario e i poteri del giudice, gli eventuali dubbi sulla conformità all’originale di un atto o di un documento depositato sono sempre stati risolti attraverso il potere di contestazione della controparte e quello del giudice di chiedere la produzione dell’originale. Per questo, ha osservato, il deposito dell’attestazione di conformità indipendentemente da qualsiasi dubbio o contestazione appare soltanto come un ulteriore onere a carico delle parti.
“Siamo tuttavia confidenti - ha concluso - che grazie alla costante interlocuzione con il viceministro Maurizio Leo e il direttore del Dipartimento Fiorenzo Sirianni, che si è andata consolidando in questi anni e che non hanno mai fatto mancare la loro attenzione e disponibilità, potranno essere individuate le soluzioni più opportune per il sistema nel suo complesso nel rispetto degli obiettivi della riforma”.
Un passaggio della relazione è stato dedicato anche al tema dell’Intelligenza artificiale nella giustizia tributaria. Con riferimento all’implementazione dell’IA nella neonata Banca dati della giurisprudenza tributaria di merito, de Nuccio ha sostenuto che “occorre che il meccanismo attraverso il quale si concretizza la risposta robotizzata, ovvero l’algoritmo, sia “conoscibile”, secondo una declinazione rafforzata del principio di trasparenza”. L’obiettivo, ha precisato, è poter verificare che criteri, presupposti ed esiti del procedimento automatizzato siano conformi alle prescrizioni e alle finalità stabilite sia nella fase legislativa sia in quella amministrativa, così da garantire la non discriminazione algoritmica.
Secondo il presidente riconfermato, sarebbe inoltre opportuno che tutti gli attori del processo tributario, compresi gli organi di rappresentanza delle professioni abilitate alla difesa tecnica, partecipino sia alla fase di costruzione dell’algoritmo sia a quella della sua verifica e del suo monitoraggio durante l’applicazione.“Tutto ciò nella prospettiva, da tutti auspicata, di una giustizia tributaria maggiormente efficiente e specializzata, sempre più all’altezza dei propri compiti e delle aspettative dei cittadini e del Paese”, ha concluso de Nuccio.