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In caso di fattura pagata con POS ma in due momenti diversi, prima parte oggi e seconda parte la prossima settimana: come si collegano i pagamenti?
L'operazione è regolare, ma è fondamentale conservare una documentazione probatoria chiara che consenta, anche a distanza di tempo, di ricollegare senza incertezze i singoli incassi alla fattura emessa. In questo senso, la contabilità ordinaria aiuta molto. Nei casi in cui invece questo supporto organizzativo non sia sufficiente, è opportuno tenere appunti, annotazioni interne o note manuali sulla stampa della fattura, così da rendere sempre agevole la ricostruzione dell’intera operazione.
Il caso è tutt’altro che teorico perché sempre più spesso accade che un cliente saldi una fattura in modo frazionato: una parte viene pagata oggi tramite POS e la restante parte poi, ancora con POS. Dal punto di vista sostanziale, non c’è nulla di anomalo. Il pagamento frazionato di una fattura è perfettamente ammissibile, purché resti possibile dimostrare con precisione che i diversi incassi si riferiscono tutti al medesimo documento. Il vero tema, quindi, non è tanto la liceità del pagamento suddiviso, quanto la tracciabilità amministrativa e documentale dell’operazione.
Il punto è: come fa in concreto l’Agenzia delle Entrate a collegare i vari pagamenti? Non sempre il collegamento è automatico, nel senso che il sistema dei pagamenti elettronici e il sistema documentale fiscale non generano necessariamente, da soli, un abbinamento perfetto e autosufficiente tra ogni singolo movimento POS e la specifica fattura cui esso si riferisce.
Ecco perché, in sede di controllo, assume rilievo decisivo la capacità del contribuente di offrire una ricostruzione coerente, lineare e documentata. In termini operativi, la miglior tutela consiste nel predisporre e conservare ogni elemento utile a dimostrare la sequenza dei fatti: fattura emessa, primo pagamento con POS, pagamento residuo con POS in data successiva, saldo finale.
Se l’impresa o il professionista opera in contabilità ordinaria, la registrazione sistematica dei fatti amministrativi rappresenta già un grande vantaggio. La contabilità ordinaria, infatti, consente più facilmente di leggere il rapporto tra credito originario, incasso parziale, residuo da riscuotere e successivo saldo. In un contesto organizzato, il collegamento documentale tra fattura e pagamenti è normalmente più semplice da sostenere e dimostrare.
Diversamente, quando il contribuente non dispone di un sistema contabile che renda immediata questa lettura, diventa essenziale adottare accorgimenti pratici. In questo caso servono degli appunti. Annotare a mano sulla copia della fattura che in data odierna è stato incassato un determinato importo con POS, indicando eventualmente anche gli estremi dell’operazione o il residuo ancora da riscuotere, può fare la differenza. Allo stesso modo, quando arriva il secondo pagamento, è utile completare l’annotazione specificando data, importo e chiusura del saldo.
Attenzione perché può sembrare banale ma, in tema di controlli, la forza della posizione difensiva dipende spesso non dall’esistenza astratta del pagamento, ma proprio dalla qualità della riconciliazione documentale. Un pagamento POS, preso isolatamente, attesta che un importo è transitato elettronicamente, ma non spiega, da solo, a quale specifica fattura debba essere imputato, soprattutto se nello stesso periodo il soggetto emette numerosi documenti di importo simile o riceve più incassi parziali. Per questo motivo è prudente costruire da subito il collegamento logico e materiale tra i dati.
Il pagamento frazionato come detto non altera di per sé la regolarità dell’operazione, né rende sospetta la fattura. L’importante è che il quadro complessivo sia coerente: importo fatturato, importi incassati, date dei pagamenti e saldo finale devono essere leggibili e compatibili tra loro. In caso contrario, il rischio è la difficoltà di dimostrare, in un momento successivo, che quei movimenti erano proprio riferiti a quella specifica fattura e non ad altre operazioni.