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La sentenza Cass. n. 9104/2026 rappresenta un punto di svolta nella tutela dei caregiver. Viene riconosciuta la discriminazione per associazione: anche chi non è disabile ma assiste un familiare può subire discriminazioni vietate. La flessibilità lavorativa non è più una concessione ma un obbligo per il datore di lavoro, che deve adottare accomodamenti ragionevoli come modifiche di orario o mansione. Tali misure devono essere stabili nel tempo, soprattutto se la disabilità è permanente: soluzioni temporanee sono considerate discriminatorie. Il datore può rifiutare solo dimostrando che l’adattamento comporta un onere sproporzionato. Sul piano processuale, il lavoratore ha un vantaggio: basta rendere plausibile la discriminazione, mentre l’azienda deve fornire una prova rigorosa contraria. La decisione rafforza il diritto alla parità e impone una revisione concreta dell’organizzazione aziendale per garantire l’equilibrio tra lavoro e cura.