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Il documento analizza l’evoluzione della ritorsione nel diritto del lavoro, che oggi va oltre il licenziamento e comprende condotte “sotto soglia” grazie al D.Lgs. 24/2023 (whistleblowing). La ritorsione è definita come qualsiasi atto o comportamento che provoca un danno ingiusto al lavoratore in risposta a un comportamento lecito.
Non si tratta più solo di atti espulsivi, ma di pratiche indirette come demansionamento, trasferimenti, isolamento o valutazioni negative pretestuose. Queste condotte rappresentano un abuso dello ius variandi e del potere direttivo.
Elemento centrale è l’onere della prova: nel regime ordinario grava sul lavoratore, mentre nel whistleblowing si introduce una presunzione di ritorsione, spostando l’onere sul datore.
Le conseguenze includono nullità dell’atto, risarcimento del danno e sanzioni amministrative fino a 50.000 euro. Il tema incide fortemente sulla compliance aziendale e sui modelli organizzativi 231.