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Casi Fiscali

16 marzo 2020
Categorie: Dichiarazione > Sanzioni

Covid- 19: sanzioni

Autore: Redazione Fiscal Focus
esperto - dubbio - domanda - quesito
Domanda - Alla luce di quanto disposto dai DPCM dell’8 e dell’11 marzo 2020 che impongono la chiusura di determinate attività, e limitano gli spostamenti delle persone solo per comprovate esigenze, quali sono le sanzioni previste per chi dovesse violare i predetti obblighi?

Risposta - Per quanto sancito dalle disposizioni governative (art. 1, lett. a DPCM 8 marzo 2020), è vietato ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dal territorio nazionale, nonché all'interno del medesimo territorio.

Gli unici spostamenti legittimi sono quelli motivati da:
  • comprovate esigenze lavorative;
  • situazioni di necessità;
  • motivi di salute;
  • rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Chi rientra in una delle predette condizioni che legittimano la circolazione, è tenuto a giustificare nei confronti del personale addetto ai controlli di polizia il proprio spostamento in atto, rilasciando apposita autodichiarazione, in cui dovrà indicare il motivo per il quale non sta rispettando il divieto imposto.

Con il DPCM dell’11 marzo è stata data un’ulteriore stretta alla attività commerciali, con cui è stata disposta la chiusura per quelle non ritenute di primaria necessità.

Il mancato rispetto degli obblighi, divieti e restrizioni è punito ai sensi dell’art. 650 del codice penale. La disposizione punisce con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 206 euro, ogni trasgressione di un provvedimento legalmente dato dall’Autorità, per ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o di igiene.

Chiunque sia sorpreso a violare taluna delle predette misure (sia esso gestore di attività commerciale, o privato cittadino) sarà denunciato all’autorità giudiziaria che aprirà nei suoi confronti un fascicolo penale.

Per quanto concerne il rilascio agli organi di polizia di dichiarazioni false o non veritiere (anche nella forma dell’autocertificazione, ex artt. 46 e 47 del DPR n. 445/2000), le cose si complicano notevolmente, in quanto si entra nel campo dei delitti.

La norma sanzionatoria va individuata nel combinato disposto dagli artt. 76 del medesimo DPR n. 445/2000 e dell’art. 495 del codice penale.

La prima disposizione citata richiama l’applicazione delle pene previste dal codice penale per chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso, con due precisazioni:
  • anche l'esibizione di un atto (es: l’autodichiarazione) contenente dati non rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso;
  • le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi dei precedenti articoli 46 e 47 sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.


Spostandoci sul codice penale, l’art. 495 punisce con la reclusione da uno a sei anni chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona.

Si tratta di fattispecie che potranno essere accertate dagli organi di polizia in un secondo momento rispetto a quello in cui verbalizzano il controllo con l’acquisizione delle dichiarazioni del soggetto “fermato”. Il delitto in questione può essere attribuito al trasgressore in aggiunta alla contravvenzione di cui all’art. 650 c.p., secondo le norme sul concorso di cui all’art. 81 c.p.
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