Registrati ora
Abbonamenti

Casi Fiscali

15 ottobre 2020
Categorie: Regimi speciali > Regime Forfettario

Forfettario: trattamento fiscale degli importi incassati nell’anno di fuoriuscita, ma fatturati nel regime precedente

Autore: Felicia Sdanganelli
esperto risponde dubbio domanda quesito
Domanda- Contribuente professionista in regime forfettario nell'anno 2019, emette fattura al 31.12.2019 ma riceve l'incasso a gennaio 2020, anno in cui perde i requisiti del regime forfettario e passa a quello ordinario.
Pertanto poniamo i seguenti quesiti:
  • La fattura emessa al 31.12.2019, seguendo il principio di cassa, deve essere contabilizzata nel 2020?
  • Se rientra nel 2020, bisogna apportare delle modifiche alla fattura emessa al 31.12.2019 in regime forfettario?

Risposta - La risposta è affermativa per entrambe le domande.

Le fatture emesse nel 2019 e non pagate, per le quali il professionista aveva dichiarato che il compenso non era oggetto a ritenuta d'acconto, occorre comunicare al committente la perdita del regime, affinché operi la ritenuta, in quanto questo compenso concorrerà a formare il reddito imponibile nel 2020 quando il percepente non è più in regime forfettario (comma 72, legge 190/2014).

Inoltre, poiché le fatture sono state emesse anche senza IVA, queste dovranno essere corrette. A tal fine, occorrerà distinguere due casi, a seconda che la fattura 2019 sia stata emessa in formato cartaceo o elettronico (in via facoltativa).

Se la fattura è stata emessa in formato cartaceo, a fronte dell’obbligo di fatturare elettronicamente dal 1° gennaio 2020 (per effetto della fuoriuscita dal regime dalla medesima data), occorre considerare che le fatture relative ad operazioni tra soggetti residenti o stabiliti in Italia emesse con modalità diverse da quella elettronica si considerano non emesse. Pertanto, l’ex forfettario dovrebbe informare il cessionario/committente dell’errore e trasmettere al SdI la fattura elettronica corretta. In tal caso saranno applicabili le sanzioni per tardiva fatturazione oltre i dodici giorni.

Se la fattura è stata emessa in formato elettronico, la correzione può avvenire, alternativamente:
  • emettendo e trasmettendo al committente note di variazione in aumento (art. 26 comma 1 del DPR 633/72), ad integrazione delle fatture originarie, addebitando a titolo di rivalsa l’IVA ed esponendo la ritenuta d’acconto (ove dovuta);
  • emettendo e trasmettendo al committente note di variazione in diminuzione (art. 26 comma 2 del DPR 633/72) a integrale storno delle fatture originarie, ed emettendo nuove fatture, in sostituzione delle precedenti, addebitando a titolo di rivalsa l’IVA ed esponendo la ritenuta d’acconto (ove dovuta).

Tali indicazioni sono state fornite con risposte a interpello dell’Agenzia delle Entrate nn. 499/2019 e 500/2019.
 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata