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Rinviare 730 precompilato - La Fondazione commercialistitaliani ritiene quanto mai opportuno che l’invio del modello 730 precompilato sia posticipato di qualche anno, al fine di rendere la procedura più completa ed efficiente possibile. Tenendo infatti conto che la prerogativa delle relative norme sia quella di semplificare in materia di obblighi dichiarativi adeguandosi altresì alle modalità adottate da altri Paesi europei, l’ente ritiene che per poter raggiungere questi obiettivi bisognerebbe modificare alcuni elementi. In sostanza, l’intenzione è buona ma bisogna adeguare gli strumenti per attuarla. Un processo che necessiterà ancora di qualche anno.
Le spese mediche - Il problema maggiore riguarda le spese mediche sostenute per le quali si ha diritto a detrazioni d’imposta. Queste spese, secondo l’art. 3 dello schema di Decreto Legislativo recante disposizioni in materia di semplificazioni fiscali – Atto di Governo n. 99, solo dall’anno 2016 saranno presenti nella dichiarazione precompilata, pertanto molte di queste dovranno subire delle necessarie modifiche. “Oltre ai dati già noti sul sistema tessera sanitaria infatti, anche le aziende sanitarie locali, gli ospedali, gli istituti di ricovero, le farmacie, i presidi ambulatoriali, e le strutture accreditate per l’erogazione dei servizi sanitari, gli iscritti all’albo dei medichi chirurghi e degli odontoiatri, dovranno comunicare al sistema tessera sanitaria i dati relativi alla prestazioni erogate nel 2015 per consentire alle Entrate di completare il quadro della dichiarazione precompilata”, spiega la Fondazione, sottolineando che si genererà così un ulteriore adempimento.
Gli altri Paesi europei – Come abbiamo accennato, il 730 precompilato e inviato ai contribuenti è un prassi in vigore anche in altri Paesi europei, per adeguarsi ai quali l’Italia ha messo in cantiere un’analoga procedura. Ma quali differenze ci sono? La Fondazione comercialistitaliani ha fatto il punto sulle modalità applicative adottate negli altri Paesi, per meglio chiarire la specificità del nostro nonché la necessità di rimandare l’avvio. “La Danimarca ha introdotto la dichiarazione dei redditi precompilata nel 1988. Dopo un lungo rodaggio durato 26 anni, possiamo dire che oggi il 100% dei contribuenti danesi riceve la dichiarazione completa di ogni reddito e detrazione/deduzione. Solo il 6% dei contribuenti richiede una modifica della dichiarazione per cambiamenti avvenuti nell’anno. Si rileva all’incirca la stessa situazione negli altri Paesi scandinavi. In Francia invece, il progetto di dichiarazione dei redditi precompilata avviato nel 2005 non ha ottenuto il successo sperato tanto che ad oggi solo il 13% dei contribuenti francesi riceve tramite posta cartacea la dichiarazione precompilata. In Spagna la dichiarazione dei redditi precompilata esiste dall’anno 2003 e raggiunge oggi il 49% dei contribuenti. Di questi, il 22% richiede di apportare modifiche. Tra i canali utilizzati per inviare la dichiarazione precompilata anche qui, come in Francia, oltre all’invio telematico si usa la posta ordinaria”, ha illustrato la Fondazione.
La soluzione – Dunque, la soluzione affinché si possa parlare di vera semplificazione è quella di evitare le modifiche. Ma se si procederà già per il 2015 all’invio del modello precompilato, considerato ad esempio il suddetto problema delle spese mediche, allora le modifiche fioccheranno a migliaia appesantendo un ingranaggio mirato invece allo snellimento delle procedure. L’ideale sarebbe quindi procedere con cautela, appianando prima gli ostacoli e solo in un secondo momento procedendo all’invio del 730 precompilato. “Per ridurre i possibili errori serve una notevole funzionalità e precisione sia delle banche dati in possesso dell’Amministrazione sia di quelle degli istituti di credito, delle assicurazioni e degli altri soggetti coinvolti, oltre naturalmente ad una radicale semplificazione del fisco italiano. È facile immaginare, infatti, che senza quest'ultima indefettibile operazione, la previsione normativa si rivelerà deficitaria come in Francia e sarà complicata e appesantita da decine di circolari, interpretazioni e risoluzioni che ne limiteranno fortemente il cammino”, ha sottolineato infine la Fondazione. Sarebbe quindi preferibile attuare prima una riforma razionale del sistema e solo in un secondo momento dare il via all’operazione 730 precompilato.