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Il caso e l’indignazione - La decisione del Prefetto di Parma sull’abusivismo professionale ha mietuto ancora molta indignazione sul versante dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. A far eco all’Unagraco, scende in campo anche l’Anc presieduta da Marco Cuchel. La sigla sindacale sottolinea il proprio sdegno innanzi alle pena di 300 comminata a un sedicente ‘commercialista’ che di fatto era privo di titoli per svolgere siffatta professione. La pena disposta, esigua e irrisoria, il caso di specie, preoccupante e indecoroso, richiamano “nuovamente all’attenzione della categoria, ma anche della collettività che quotidianamente si confronta con un mercato delle prestazioni professionali sempre più confuso, l’assoluta necessità di mettere ordine in questo settore”.
La Legge n. 4/13 - Il soggetto che è stato tacciato di abusivismo professionale non solo non è iscritto all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, ma non si può neanche annoverare nella schiera degli operatori fiscali che agiscono protetti dalle categorie dalla Legge n. 4/13, che regolamenta le attività delle professioni non ordinistiche definendone altresì gli ambiti di intervento. Pertanto, la riflessione dell’Anc non vuole demonizzare la citata legge, ma solo tracciarne debolezze che potrebbero, involontariamente, alimentare una sostanziale confusione tra i professionisti iscritti all’Albo e quelli che invece operano senza aver affrontato l’esame abilitante. “La stessa legge crea tuttavia, inevitabilmente, un sistema a due velocità, in particolare per ciò che concerne l’attività afferente alle competenze dei commercialisti che, come è noto, tranne che per pochissime funzioni, non godono di alcuna riserva. In questo caso chi svolge un’attività in concorrenza con noi professionisti iscritti all’ordine, si trova libero da molti dei vincoli e degli obblighi che il nostro ordinamento ci impone – spiega la sigla sindacale - L’uso del titolo, la formazione obbligatoria, la copertura assicurativa, il codice deontologico e l’obbligo di aderenza alle norme dell’ordinamento professionale, sono i principali punti qualificanti attorno ai quali si sostanziano le disparità a dispetto delle quali si andrebbe ad operare all’interno di un mercato nel quale chi esercita senza essere iscritto all’ordine potrà farlo avvalendosi di regole molto meno stringenti”. Il punto è che ciò che per gli ordinistici è obbligo, per i non ordinistici è una facoltà trattandosi di scelte discrezionali. In un certo senso, quindi, possono agire con meno vincoli e in “una posizione di mercato privilegiata” in confronto a quella dei professionisti iscritti all’Albo.
Maggiori tutele - Detto ciò, l’Anc ritiene non più rimandabile un’accurata riflessione sulle vie tracciate dalla Legge n. 4/13, al fine di giungere a una regolamentazione più controllata del mercato, essendo questo ormai uno ‘spazio’ aperto a diverse componenti che prendono le mosse da altrettanto differenti percorsi professionali e formativi. Ciò a tutela non solo dei professionisti, ma anche e soprattutto dei cittadini. “In una società, come la nostra, che tende sempre più a tutelare il consumatore, rispetto all’origine del prodotto ed alla sua qualità (pensiamo ai marchi Doc o altre certificazioni), o alla prestazione ricevuta ed all’effettuazione a ‘regola d’arte’ (pensiamo agli autoriparatori, idraulici, elettricisti ecc..) non è immaginabile che chiunque, in un settore strategico e delicato come quello fiscale, possa fare tutto senza alcun vincolo o differenziazione rispetto a coloro che per Legge Costituzionale e per espressa previsione del Codice Civile ne hanno le caratteristiche”, conclude la sigla di categoria.