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Il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, ha analizzato lo stato attuale alla luce delle annunciate misure inerenti le liberalizzazioni, proponendo un’azione condivisa con le categorie al fine di non schiacciare le piccole e medie realtà.
Arrivano le liberalizzazioni - Non c’è dubbio, ormai l’Italia s’è incamminata lungo la strada impervia delle liberalizzazioni. Di tornare indietro non se ne parla, pertanto quel che è rimesso nelle mani delle categorie professionali è una dettagliata e precisa azione propositiva che possa, nel mezzo dell’oscurità di cui è caratterizzata la questione, tracciare una linea condivisa e quanto più accettabile. In realtà, nel nostro Paese si tenta di liberalizzare già da diversi anni, se si tiene conto della cosiddetta “lenzuolata” che nel lontano 2006 portò avanti l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani. Eppure a dare fiato ai cannoni della contestazione sono state le ultime manovre correttive del Governo Berlusconi e il decreto Salva Italia emanato dall’Esecutivo Monti, probabilmente perché in questi ultimi casi le iniziative intraprese dallo Stato risultano essere molto più invasive che in passato, minando da vicino l’autonomia delle categorie professionali. Il leader di Confprofessioni intravede uno scenario di gattopardiana memoria, nel quale tutto pare cambiare per rimanere tal quale era in passato.
Il pacchetto di misure - In realtà, il parere del presidente della Conferenza delle categorie professionali, Gaetano Stella, è che a ben vedere le manovre correttive abbiano trattato la questione delle professioni solo in maniera marginale, ma quel tanto è bastato per destabilizzare l’equilibrio e spingere i professionisti verso una più coscienziosa presa di posizione in merito ai propri ruoli e alla difesa dei diritti acquisiti. Il 20 gennaio, ricorda Stella, il Governo presenterà un nuovo pacchetto di disposizioni che inizieranno col riguardare notai e farmacisti, ma non sarà lontano il momento in cui anche le altre categorie saranno interessate da provvedimenti governativi. Il fatto è che, sottolinea la guida di Confprofessioni, la squadra capitanata da Mario Monti punta anche sui processi di liberalizzazione ai fini del conseguimento del pareggio di bilancio, pertanto ai professionisti tutti è rivolto l’invito di mantenere l’allerta con studi accurati e proposte costruttive da presentare al momento opportuno.
Le conseguenze - Ma cos’è che spaventa le categorie professionali? Il parere di Gaetano Stella è che a generare insoddisfazione tra i professionisti siano non tanto le liberalizzazioni, da più parti riconosciute come necessarie, quanto i principi che queste dovrebbero rispettare. A ben vedere, il processo di liberalizzazione dovrebbe generare l’apertura alla concorrenza delle attività svolte dai professionisti e dei servizi da essi erogati, ma questo non può e non deve rappresentare la sepoltura delle piccole e medie realtà professionali, che senza un opportuno controllo finirebbero schiacciate dal peso delle concorrenti più forti.
La proposta - Pertanto, la Conferenza guidata da Gaetano Stella inoltra un invito congiunto al premier Mario Monti e al sottosegretario Antonio Catricalà, già presidente dell’Antitrust, affinché al momento decisionale che vedrà l’emanazione del pacchetto definitivo contenente le misure in materia di liberalizzazioni professionali siano presenti al tavolo del confronto anche le categorie, in qualità di dirette destinatarie dei provvedimenti. “In gioco – sottolinea Stella - non c'è il destino degli ordini o delle tariffe professionali, ormai ampiamente superate dopo il decreto Bersani. Si tratta di definire con chiarezza il ruolo e le competenze dei liberi professionisti all'interno delle moderne dinamiche del mercato”.