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La rottura del silenzio - La triste vicenda che ha riguardato il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (ancora privo di una governance almeno fino al 12 marzo, data in cui si pronuncerà il Consiglio di Stato) ha sensibilmente provato tutte le associazioni di categoria. Chi in disaccordo, chi in accordo, le diverse sigle sindacali hanno palesato le rispettive posizioni, unite tutte dalla comune consapevolezza di non voler rimanere più ferme a guardare. In questa ondata di mani alzate e voci levate, anche l’Adc ha deciso di uscire dal silenzio, cosa che peraltro aveva già fatto nelle scorse settimane. “Abbiamo evitato di produrre continui comunicati che invece di aiutare a comprendere la situazione ed il nostro pensiero portassero alla ribalta ancor di più una brutta pagina della nostra storia. Oggi non possiamo più tacere!”, ha esordito la sigla.
La speranza disillusa - “Avevamo sperato che la nuova competizione elettorale, indetta dal commissario, si sarebbe svolta nel pieno rispetto della democrazia garantendo l’elezione di vertici di riconosciuta autorevolezza, garantita proprio da elezioni trasparenti. Invece dobbiamo constatare con dispiacere che ancora una volta nonostante i ‘proclami’, proprio coloro che in questi mesi sono stati coinvolti ed artefici di poca trasparenza hanno impedito che la Categoria, alla nuova data del 20/02/2013, eleggesse con democraticità un nuovo Consiglio Nazionale”. Inizia così, senza mezzi termini, l’attacco dell’Adc verso coloro che sono ritenuti i responsabili nudi e crudi dello sfacelo. In queste parole si legge l’amaro della fresca delusione dovuta a un mancato rinnovo, a una speranza disillusa. “Il provvedimento del Ministero di Giustizia è stato un atto dovuto e che ha comunque prodotto degli effetti positivi”. Primo fa tutti è stato quello di impedire che in cima alla categoria arrivasse un vertice ampiamente contestato dalla ‘base’, che quindi non avrebbe potuto sentirsi tutelata e protetta, oltreché rappresentata. Un altro aspetto positivo generato dall’annullamento delle prime competizioni elettorali è stato il rimedio posto al vulnus democratico provocato dal D.Lgs. 139/2005, consentendo “che i vertici di Categoria fossero espressione non più di consigli territoriali ormai a fine mandato, ma espressione dei nuovi consigli territoriali”.
Il conflitto di interessi – Inoltre, la presenza di un commissario straordinario, quindi di un soggetto terzo, secondo l’Adc, avrebbe dato garanzia di maggiori trasparenza e legittimità alle operazioni, soprattutto alla luce dei “conflitti d’interesse in cui erano stati coinvolti gli organi deputati a ciò per Legge”.
Gli auspici dell’Adc - In definitiva, considerando la piega che hanno preso gli eventi, la sigla sindacale non può che auspicare una prossima fine della “copiosa produzione di scritti speciosi pieni di acredine e di veleno che fanno male alla Categoria e che la magistratura, comprendendo l’articolata vicenda, consenta alla Categoria, finalmente, di procedere nel percorso iniziato, percorso che speriamo termini presto con delle elezioni democratiche e non contestabili che ci consentano di proclamare un vincitore che guidi la Categoria in un momento particolare per essa e per tutto il Paese”.