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Il declassamento - Stando ai fatti, si potrebbe ben dire addio allo Statuto del Contribuente. Poche parole per sottolineare lo sdegno espresso dai leader dell’Associazione dottori commercialisti, Vialma Iaria, e dell’Associazione nazionale commercialisti, Marco Cuchel. “Se lo Statuto del Contribuente perde un muro portante, l’Agenzia delle Entrate guadagna un soprammobile”, hanno affermato senza mezzi termini i due presidenti delle sigle sindacali della categoria. E ne hanno ben donde viste anche le recenti questioni legate agli studi di settore e alle versioni di GERICO. In sostanza, emerge che sia il governo dei tecnici che l’Amministrazione Finanziaria abbiano il deliberato intento di far declassare la potestà del Garante del Contribuente. Almeno è questa l’impressione che ne hanno avuto i commercialisti.
La figura del Garante – In una nota congiunta emanata ieri, i due presidenti hanno sottolineato l’importanza della figura del Garante nell’ambito del sistema fiscale italiano, non mancando di porre in evidenza i tentativi di eclissarlo messi in atto dall’Agenzia delle Entrate avallata dall’esecutivo. In sostanza, non solo l’Amministrazione Finanziaria non ha ritenuto di dover rispettare determinati dettami nei suoi rapporti con il contribuente stabiliti proprio Legge n. 212/2000, ma in ultima battuta ha deciso di calpestare anche tale organismo introdotto dall’art. 13 della medesima legge. In altre parole, il Garante “ha visto prima ridurre per mano governativa la propria composizione da collegiale a monocratica, ed ora l’Agenzia delle Entrate, che fisicamente ne ospita gli uffici presso le DRE, decreta per il Garante il ritorno a penna e calamaio, avendo disposto il taglio della connessione telematica”, così scrivono Cuchel e Iaria nel comunicato.
Un rapporto ambiguo – Il parere conclusivo dell’Anc e dell’Adc è che a indebolirsi saranno soprattutto le tutele dei contribuenti, in quanto ormai il rapporto tra Garante nella sua veste di organismo controllore e Agenzia avente ruolo di controllato sembra essersi capovolto, essendo quest’ultima arrogatasi il diritto di valutare “quali e quanti strumenti” mettere a disposizione dello stesso Garante. A essere calpestato è quindi (ancora una volta) lo Statuto del Contribuente. “Si assiste, infatti, dalla sua promulgazione, a ripetute emanazioni di norme tributarie retroattive o che sono causa di obiettiva incertezza nel diritto, a circolari amministrative che acquistano valenza di legge, a palesi preclusioni del diritto di difesa del contribuente. Tutte violazioni che formano oggetto di segnalazione da parte del Garante, al quale andrebbero assicurati tutti gli strumenti necessari all’assolvimento di questa importante funzione”. A ciò, secondo Cuchel e Iaria, consegue l’inevitabile solitudine fiscale alla quale viene abbandonato il cittadino-contribuente.