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La proposta di legge - I commercialisti lo avevano chiesto all’epoca dell’Assemblea annuale dei delegati svoltasi il 30 maggio, ora finalmente è arrivato. Di cosa si tratta? Ebbene, della proposta di legge sulla costituzione di un’Agenzia delle Uscite. La notizia, accolta con viva soddisfazione dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, arriva proprio in un momento particolare, nel quale si parla di fusioni e accorpamenti, pertanto desta un’attenzione speciale. “Se è indubbio - ha dichiarato il presidente Claudio Siciliotti - che di disegni di legge sono pieni i cassetti, è vero anche che ormai questi cassetti, e non solo loro, stanno per tracimare e sommergeranno chi non capisse ancora che è arrivato il momento di prendere decisioni concrete”. Intanto la proposta del disegno di legge è stata depositata ieri al Senato e il documento è stato firmato dai senatori Maurizio Fistarol, Nicola Rossi, Maria Leddi e Enrico Musso.
Gli intenti – Quali obiettivi di pone una siffatta proposta di legge? E quali saranno gli ambiti operativi? Dunque, con il proposito di non procurare ulteriori spese allo Stato, l’intento della proposta coincide con la volontà di dar vita a un istituto che abbia il potere di indagare, accertare e sanzionare in maniera del tutto parallela a quella dell’Agenzia delle Entrate, in questo caso però la sfera attuativa dei procedimenti non riguarderà la lotta all’evasione, bensì gli sprechi del sistema della Pubblica amministrazione italiana. Secondo Claudio Siciliotti, l’Agenzia delle Uscite sarà chiamata a operare “nella consapevolezza che la lotta alle dissipazioni di risorse pubbliche costituisce nulla più che l’altra faccia della medaglia di un problema che è il medesimo e che nessuna spending review potrà mai essere efficace fino a quando a chi deve curarne il buon esito non verranno attribuiti poteri adeguati”.
Il commento – L’idea di un organismo di tale natura era sorta nei mesi passati proprio all’interno del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che, esasperati dai continui oneri e dagli accertamenti a tappeto condotti dall’Amministrazione finanziaria, si erano chiesti il motivo di tale pressione quando in altri settori gli sprechi e le irregolarità apparivano quasi (purtroppo) all’ordine del giorno. “Se un titolare di partita IVA non effettua in via telematica, alle prescritte scadenze, le comunicazioni dei dati che gli vengono richiesti dall’Agenzia delle Entrate per una più efficace lotta all’evasione è soggetto a rilevanti sanzioni pecuniarie. Cosa succede – si è chiesto il presidente Siciliotti - al dirigente di un’Amministrazione o di un Ufficio che fornisce dati incompleti o reticenti sugli incarichi dei dirigenti, sul parco autovetture a disposizione o su altre voci che gli vengono richieste ai fini di un puntuale censimento finalizzato ad una più efficace lotta agli sprechi e alle doppie o triple remunerazioni?”. Dunque, di fondo v’è il desiderio che ovunque vi sia un comportamento scorretto, si possa sperare in un’eguale forma di sanzione o comunque in un medesimo piano di accertamento. “Sappiamo - conclude Siciliotti - che se un contribuente è destinatario di un avviso di accertamento, con il quale l’Agenzia delle Entrate contesta un determinato importo di tributi evasi, può fare ricorso alla magistratura tributaria, ma l’accertamento rimane comunque esecutivo per il 30% anche in pendenza di giudizio. Perché se Enrico Bondi e la sua task force individuassero nello svolgimento del loro lavoro delle situazioni in cui ritenessero di poter contestare un danno erariale, non dovrebbero poter emettere apposito avviso nei confronti dei soggetti responsabili, lasciando a questi ultimi la possibilità di ricorrere presso la magistratura contabile, ferma restando l’esecutività del 30% degli importi contestati?”.