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Occhi sul presente - Quale crescita per la nostra economia? Sembra chiedersi senza mezzi termini e con dati alla mano il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti. Ebbene, a quale crescita può sperare un Paese che da stime recenti pare abbia raggiunto il 45% di pressione tributaria? Tale impresa pare presentarsi a dir poco ardua e probabilmente tutti gli aggravi fiscali da poco introdotti e in via di attuazione se da un lato permetteranno un incremento delle entrate erariali, dall’altro contribuiranno a un sempre maggiore appesantimento delle possibilità delle imprese e dei singoli contribuenti. S’è visto, ad esempio, che non pochi sono quei piccoli e medi imprenditori che, al cospetto di un sistema tributario e creditizio ostile, hanno gettato la spugna arrendendosi alla morte. Lungi dal voler analizzare risvolti tanto nefasti, il quadro proposto da Siciliotti ha in sé quella lucidità propria di un’analisi scientifica in merito alla situazione attuale, vista dagli occhi clinici di un esperto del settore fiscale.
Pressione tributaria – Il presidente dei dottori commercialisti e degli esperti contabili italiani ha indicato come pari a quasi 33 miliardi di euro il gettito relativo all’Irap. Il parere di Siciliotti è che a partire da siffatto ammontare, si possa ricondurre al fronte del mercato del lavoro privato una parte individuabile intorno ai 23 miliardi di euro. I restanti 10 miliardi rimangono in circolo nel contesto della Pubblica amministrazione. Poi, passando sul fronte Ires e posto che il gettito in questo caso è di quasi 37 miliardi di euro, Claudio Siciliotti propone un dimezzamento dell’aliquota a sostegno delle imprese. Il parere del leader dei commercialisti italiani è che per le realtà imprenditoriali soggette a un costo del lavoro superiore del 50% del loro fatturato, vale a dire quelle aziende che sono costrette a destinare più della metà del proprio valore aggiunto agli stipendi di dipendenti e collaboratori, sia opportuno applicare un’aliquota Ires pari alla metà di quella attuale. Tale dimezzamento comporterebbe un costo che in media si porrebbe tra i 12 e 17 miliardi. In definitiva, anche applicando un taglio all’Irap alle imprese e ai lavoratori autonomi e convogliando la tassazione delle società di capitali labour intensive sul binario del 13%, lo Stato spenderebbe all’incirca dal 35 ai 40 miliardi. Il problema è: come verrebbe vissuta tale spesa?
La volontà politica – Quel che farebbe bene alle imprese, quindi agli autonomi quali sono i professionisti e di riflesso all’intero sistema economico italiano implica, come s’è visto, ha questi costi riconducibili a 35/40 miliardi di euro. Il giudizio in merito, secondo Siciliotti, è riposto alla volontà politica. In sintesi, “se la volontà politica è quella di lasciare lo Stato e la pubblica amministrazione tal quali sono, operando al massimo qualche sforbiciatina, allora sono molti, anzi moltissimi, praticamente inarrivabili – spiega il presidente del Consiglio nazionale - Se la volontà politica è invece quella di mettere al centro chi, pur tra mille difficoltà, il lavoro se lo crea da solo (i lavoratori autonomi) e chi lo crea in modo intensivo per altri (le imprese labour intensive), allora non sono poi troppi”. Il fatto è che questa volontà politica dovrebbe dimostrarsi favorevole in misura trasversale, unicamente finalizzata a creare un percorso di crescita per l’economia uscendo dalla mentalità basata sul concetto che “stare nel pubblico e parapubblico conviene, anche dal punto di vista economico, di più che mettersi in gioco nel privato”.
Come recuperare le risorse – Claudio Siciliotti si accinge anche a tracciare un percorso di recupero delle risorse finanziarie atte ad applicare il dimezzamento delle aliquote d’imposta da egli proposto. Alla luce di quanto dichiarato dal presidente dei commercialisti ed esperti contabili italiani, diverse sono le vie da percorrere in merito. Innanzitutto, un terzo dell’ammontare indicato da Siciliotti potrebbe essere estratto dalle agevolazioni attualmente in vigore nel sistema fiscale del mondo imprenditoriale che finora non hanno portato alcun frutto positivo. Pertanto, tagliando sulle agevolazioni si potrebbe recuperare un terzo del budget necessario ad operare lo sgravio sulle aliquote. “Gli altri due terzi possono essere recuperati con una spending review che, per essere degna di questo nome, dovrà pur ambire a ridurre la spesa di almeno un punto, un punto e mezzo di PIL”, conclude Claudio Siciliotti.