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La generalizzazione - Ancora una volta la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è finita nell’occhio del ciclone a causa di una evidente generalizzazione alimentata soprattutto dagli organi mediatici. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza di Roma, nell’ambito di un’operazione che ha portato a galla una frode fiscale di circa 60 milioni di euro, ha arrestato sette persone e ne ha poste sotto indagine altre quarantanove. Tra arrestati e indagati sarebbero stati individuati anche dei commercialisti. Carne fresca per i media che hanno subito abboccato all’amo riempiendo testate con titoloni ad hoc contro l’intera categoria. Ma i commercialisti non ci stanno a sentirsi additati, alla stregua di un corpus unico, come la causa di ogni male d’origine fiscale.
Singoli individui o l’intera categoria? – Quando un commercialista sbaglia, o quando si ritiene che abbia sbagliato, il dito si punta su tutta la professione, colpevole forse di dover operare in un terreno non proprio facile come si mostra quello fiscale. Sul tema è intervenuto anche uno dei rappresentanti della categoria, il presidente dell’Anc, Marco Cuchel. Al quesito che egli stesso si è rivolto, ossia se ad essere coinvolti siano i singoli o l’intera categoria, Cuchel risponde che “come professionista, ancor prima che come rappresentante di categoria, non posso non sentirmi chiamato in causa, ritenendo doveroso ricordare come non sia accettabile vedere criminalizzata la categoria di oltre 114 mila commercialisti che ogni giorno svolgono il proprio lavoro di fronte a mille difficoltà, sobbarcandosi il ruolo di interpretare norme fiscali opache e complicate, favorendone la comprensione l’accettazione e il rispetto da parte del cittadino contribuente”.
La campagna di discredito – L’Associazione guidata da Cuchel non intende tacere sui traffici e le situazioni illecite che spesso coinvolgono alcuni commercialisti od operatori fiscali che lavorano nello stesso ambito, ma non sono iscritti all’Albo. Tuttavia ritiene doveroso distinguere le colpevolezze certe dalle fastidiose e pesanti campagne di discredito allestite ad arte dai mezzi di comunicazione che, per arricchire di clamore la notizia, rincarano e generalizzano la dose destinata ai commercialisti. L’Anc, per mezzo del proprio presidente, si dichiara sfinita da un simile atteggiamento “anche in considerazione del fatto che è sotto gli occhi di tutti come comportamenti criminali si possano riscontrare in qualsiasi categoria, dalle organizzazioni politiche, fino alle forze dell’ordine”.
La pretesa di rispetto – I commercialisti della sigla sindacale non intendono tirare l’acqua al proprio mulino per ottenerne glorie e gratificazioni gratuite. Essi mirano esclusivamente a conseguire il giusto equilibrio dei giudizi che non devono essere formulati sempre a scapito di una categoria che lavora in maniera dura tutti i giorni, persino in questi così caldi mentre quasi tutta la Penisola è al mare. “Siamo tacciati ovunque, esplicitamente o velatamente, di essere complici od orchestratori di evasioni grandi o piccole che siano; mai si legge di noi come di coloro che anche ora, e fino ad agosto inoltrato, tengono aperti gli studi ed impegnati i propri collaboratori perché le scadenze fiscali si trascinano a causa di lungaggini e ritardi imputabili all’amministrazione finanziaria, e perché ancora, dopo anni di richieste in tal senso, non si è riusciti ad ottenere un calendario di adempimenti minimamente razionale – conclude Cuchel - Non pretendiamo ribalte che ci santifichino ma, chiediamo che il nostro lavoro, se non riconosciuto, sia almeno rispettato e che la categoria non sia vittima di pubbliche colpevolizzazioni indistinte di fronte ad episodi di illecito che riguardano singole persone”.