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Posizione Anc - Lo scorso venerdì l’Associazione nazionale dei commercialisti presieduta da Marco Cuchel è intervenuta con un secco parere circa la discussione in atto su quello che è stato definito un vero e proprio scippo ai commercialisti, ossia la loro esclusione dalla rosa di professionisti che possono difendere le parti nella conciliazione. La posizione espressa dalla sigla sindacale preme affinché si tracci “un’immediata integrazione, in quanto l’esclusione degli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili dal novero dei soggetti qualificati all’assistenza nel procedimento di conciliazione, così come modificato dalla Riforma Fornero (L. 92/2012), risulta essere un’inspiegabile ‘distrazione’ che penalizza la categoria, non solo sotto l’aspetto delle funzioni professionali che le sono proprie, ma costituisce anche una ingiusta retrocessione rispetto alle competenze riconosciute ad Avvocati e Consulenti del Lavoro”.
Norma e circolare - In merito, ricordiamo che siffatta procedura di conciliazione cosiddetta obbligatoria per quel che concerne i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo è stata introdotta in maniera rinnovata dal comma 40, articolo 1 della “Riforma Fornero”. La protesta dei commercialisti non riguarda il contenuto della norma, bensì le disposizioni diffuse dal MLPS tramite la circolare n. 3 che difatti escludono i commercialisti e gli altri professionisti afferenti alla L. n. 12/1979 dalla possibilità di difendere e rappresentare le parti in causa. A ben vedere, gli unici professionisti abilitati sono gli avvocati e i consulenti del lavoro.
I commercialisti lavoristi – Il punto su cui si sono soffermati diversi esponenti della categoria fiscale, primi fra tutti il presidente e il vicepresidente dell’Odcec capitolino, è che in genere accade che i commercialisti svolgano le funzioni di consulenza del lavoro. Di conseguenza non pare giusto che un datore di lavoro che si fa abitualmente assistere dal proprio commercialista di fiducia, nel caso di un procedimento di conciliazione non potrà più farlo. “Esercitando regolarmente i commercialisti l’attività di consulenza del lavoro, non si ravvisa alcun fondato motivo che possa supportare tale esclusione. Pertanto l’ANC chiede che il Ministro del Lavoro disponga al più presto l’invio di una nuova circolare atta a sanare questo che consideriamo un vero e proprio vulnus che danneggia non solo l’attività, ma anche il prestigio della professione”, conclude l’Anc.