9 novembre 2011

ANDoC quando il rappresentante non rappresenta

Riccardo Losi, presidente ANDoC, dichiara la propria solidarietà a quei commercialisti che non si sentono tutelati dai propri rappresentanti di categoria al cospetto dell’Amministrazione finanziaria.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il monitoraggio ANDoC - Sul rapporto tra commercialisti e Amministrazione finanziaria molti, negli ultimi tempi, si sono interrogati. Anche da queste pagine si è palesata la possibilità di esprimersi in merito, esternando dati e opinioni. Non ultima a tale genere di riflessione risulta essere l’Associazione nazionale dei dottori commercialisti, che ha analizzato il ruolo del professionista alla luce delle continue pressioni da parte del Fisco anche tramite monitoraggi effettuati tramite l’Accademia romana dell’Associazione. Quest’ultima, infatti, sta raccogliendo sul proprio portale telematico le opinioni e le posizioni dei commercialisti italiani, al fine di produrre una sorta di statistica sulla base di tangibili valutazioni direttamente estrapolate dalla base operativa della categoria. Entrando nel merito della questione, l’Associazione nazionale dei dottori commercialisti sottolinea come le Entrate abbiano aggravato gli oneri per nulla semplici che già gravavano sui commercialisti italiani; dunque non di solo Modello Unico, F24, controlli contabili, sulla privacy e per l’antiriciclaggio è composto l’ambito operativo dei professionisti, ma di ulteriori incombenze che, paradossalmente, non hanno visto l’aumento della considerazione di cui ha diritto la categoria.

La posizione dell’Associazione – Lungi dal porsi al di fuori del contesto di discussione che si è aperto in seguito agli adempimenti dell’Agenzia delle Entrate a carico dei commercialisti, che vedono questi ultimi aggravati da ulteriori pesi amministrativi e burocratici, l’ANDoC esprime la propria condivisione circa le posizioni di malcontento e insoddisfazione diffuse in tutta la categoria. L’Associazione guidata da Riccardo Losi si esprime, quindi, all’unisono con le esigenze di maggior tutela manifestate dai professionisti che pretendono d’esser difesi da provvedimenti istituzionali che non tengono conto della professionalità, ma sembrano voler assoldare la categoria come una sorta di manovalanza. In fatto è che, secondo quanto comunicato da Losi, i commercialisti non possono rivolgersi ad una snella normativa fiscale, che tenga conto delle loro originarie funzioni e non li consideri come mediatori e semplici trasmettitori di certificazioni. Pertanto, Losi sottolinea la necessità che vi siano rappresentati di categoria che trattino i propri iscritti non come merce di scambio, da immolare per un remoto beneficio, ma li ponga in risalto come soggetti le cui dignità e professionalità debbano essere garantite anche e soprattutto al cospetto dei vertici amministrativi. Dunque, il presidente Losi ritiene che chi difende una categoria e ne dispone la leadership sia chiamato, in primis, ad accantonare qualsiasi “idee di grandezza” al fine di valorizzare il lavoro quotidiano che ogni singolo iscritto all’organo di rappresentanza svolge presso i propri clienti.

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