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La novità - L’Associazione nazionale dei commercialisti presieduta da Marco Cuchel si è recentemente soffermata sui nuovi obblighi antiriciclaggio contenuti nel decreto “Sblocca Italia” (D.L. 133/2014), convertito nella Legge n. 164/2014, legati alla materia dell’autotrasporto. Nello specifico, il punto sul quale l’associazione di categoria ha posto il focus riguarda la totale tracciabilità dei flussi finanziari. La sigla sindacale ricorda dunque che il medesimo decreto, all’art. 32-bis, stabilisce che tutti i soggetti della filiera dei trasporti devono utilizzare in maniera esclusiva i sistemi di pagamento tracciabili, ciò a prescindere dall’importo delle operazioni. Inoltre i soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio hanno l’obbligo di comunicare al MEF le infrazioni: in caso di omessa comunicazione per questi soggetti si prevede una sanzione minima di 3.000 euro, di carattere penale e non oblazionabile.
Verso nuove complicazioni? - Detto ciò, è chiaro che la nuova disposizione va a complicare il lavoro dei professionisti, nello specifico dei commercialisti, in quanto se con la normativa precedente per tutti i soggetti vigeva una medesima soglia massima di uso del cash, con la nuova disposizione si crea una normativa specifica per la filiera del trasporto aprendo alla possibilità che questo possa accadere in futuro anche con altri settori.
Il focus Anc - Il presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, Marco Cuchel, ha quindi sottolineato che “considerato questo nuovo scenario, forse è opportuno ricordare che i commercialisti hanno il compito di assistere cittadini contribuenti ed imprese, ed è questo ciò che vogliono e chiedono di poter fare, senza doversi ritrovare in un labirinto fatto di adempimenti che si moltiplicano, di disposizioni incomprensibili che si susseguono, di responsabilità che lievitano, di regimi sanzionatori sproporzionati oltre che discutibili nel merito. Un labirinto nel quale la categoria, ogni giorno, fatica a trovare una via d’uscita. I commercialisti non hanno certo scelto di assumere il ruolo di ‘investigatori’, che di fatto snatura la professione, gravandola di compiti e funzioni che non le appartengono e che non dovrebbe essere costretta ad assolvere”.