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Il duplice ruolo del professionista - Al presidente della sezione palermitana dell’Unagraco, Pia D’Oca, non vanno proprio giù le ultime novità della normativa antiriciclaggio, che gravano i professionisti anche del ruolo di controllori. Il commercialista si ritroverebbe quindi nella paradossale duplice veste di consulente del cliente, ma anche di suo sorvegliante ed eventualmente anche di denunciatore. “Gli adempimenti della normativa antiriciclaggio caricano i professionisti della responsabilità di individuare soggetti ed operazioni ‘sospette’. Ma i sospetti oggettivi e soggettivi non sono definiti normativamente; al contrario, sono lasciati all’interpretazione del professionista il quale diventa consulente del cliente nonché suo sorvegliante, giudice, denunciatore e, in caso ‘omissivo’, correo anche penalmente”, ha sottolineato con gravità Pia D’Oca. In sostanza la normativa antiriciclaggio obbliga i commercialisti ad adottare delle misure preventive volte a contrastare il fenomeno di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
La depenalizzazione dei reati da inadempimenti - Il ‘disagio’ dei professionisti, e dei commercialisti in particolare, è aumentato anche a causa dell’inasprimento delle attività di controllo portate avanti dalle Fiamme Gialle in merito all’effettivo adempimento, da parte degli stessi professionisti, degli obblighi previsti dal D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231. Nei mesi scorsi, anche in virtù di un intervento dell’Irdcec, era emersa una sostanziale sproporzione tra gli adempimenti che i commercialisti dovevano assolvere in maniera obbligatoria e l’effettiva utilità del loro coinvolgimento ai fini della prevenzione e del contrasto del fenomeno. Il punto è che, però, qualora i professionisti, in genere, e i commercialisti, nello specifico, non dovessero adempiere a tali obblighi, potrebbero essere soggetti a delle forti sanzioni. Per tali ragioni, l’Unagraco chiede “con forza la depenalizzazione dei reati connessi agli eventuali inadempimenti connessi alla normativa: siamo sottoposti ad adempimenti non professionali, non siamo detective al servizio dello Stato, ma le norme deontologiche ci obbligano a porre al di sopra dell’interesse e/o convenienza del cliente l’osservanza delle leggi”, continua la numero uno dell’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili di Palermo.
L’impianto normativo - La leader sindacale pone altresì l’accento sull’impianto normativo, sottolineando come questo sia stato messo insieme da soggetti che, in molti casi, ignorano la materia perché non addetti ai lavori o, molto più frequentemente, perché maggiormente preoccupati dalla prese sull’opinione pubblica che dall’oggetto di cui si stanno occupando. Una tale situazione rende il panorama normativo sempre più impegnativo e ci pone al cospetto di una continua emanazione di norme che spesso finiscono con il contrastarsi le une con le altre. “Dobbiamo aprire gli occhi e prendere atto del nostro sempre minore peso istituzionale, come categoria non più validamente riconosciuta né considerata, malgrado l'enorme mole di adempimenti a carico dei nostri studi”, conclude D’Oca.