11 giugno 2016

APPROVATO IL DECRETO BANCHE: ACCOLTE MOLTE RICHIESTE DEI COMMERCIALISTI

Autore: Ester Annetta

Con la fiducia votata dal Senato lo scorso 9 maggio, è stato approvato il testo del Decreto Banche che ha recepito tutte le modifiche apportate dalla Commissione Finanze.
Grande soddisfazione esprimono i commercialisti per i contenuti di alcuni tra gli emendamenti acquisiti, nei quali sono state integrate molte delle richieste presentate dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili nel corso dell’interlocuzione avuta nelle scorse settimane presso la suddetta Commissione.
In particolare, su talune di quelle richieste, il Consiglio Nazionale era tornato ad insistere proprio qualche giorno fa (cfr. Fiscal Focus del 7 giugno “Il CNDCEC interviene sugli emendamenti del DDL di conversione del DL 59/2016”), contestando alcune previsioni contenute negli emendamenti 5.3 e 6.1: quanto al primo, nella parte in cui modificava le modalità di formazione dell’Elenco dei professionisti che provvedono alle operazioni di vendita, inserendo altri adempimenti (ed obblighi formativi) a carico di coloro la cui idoneità a date funzioni risulta, viceversa, adeguatamente attestata dall’essere iscritti ad albi ed elenchi già regolamentati (Commercialisti, Avvocati e Notai). La previsione si riteneva artificiosa, stante la derivante conseguenza di creare una sorta di elenco disgiunto dall’albo;
Quanto al secondo emendamento, che prevedeva l’istituzione presso ogni tribunale di un “Albo dei curatori, commissari e liquidatori giudiziali”, il Consiglio Nazionale parimenti si era espresso nel senso di considerarlo una sorta di superfluo albo nell’albo, destinato alla regolamentazione di funzioni che i professionisti (in particolar modo i commercialisti), svolgono da sempre.
Ebbene, proprio su questi punti si è sostanziato il maggior successo ottenuto dai commercialisti: infatti, l’emendamento 6.1 è stato ritirato, mentre la versione finale dell’emendamento 5.3 – come ha dichiarato il Presidente del CNDCEC, Gerardo Longobardi, che, con l’occasione ha voluto pure ringraziare il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli per l’impegno con cui si è prodigata nel riformularlo – “è stata sensibilmente modificata nella parte in cui si prevedevano onerosi obblighi formativi e di aggiornamento professionale e prove valutative di fine corso a carico dei professionisti iscritti ad albi. Siamo dunque soddisfatti perché hanno in parte trovato ascolto le nostre proposte che mettevano in luce come l’elenco dei professionisti delegati è già esistente e che i requisiti richiesti per potervi essere iscritti sono compiutamente fissati nel codice di rito oltre che dalle leggi professionali di appartenenza”.
Difatti, ai professionisti appartenenti alle professioni regolamentate (i quali, tra l’altro, possono conseguire l’iscrizione al relativo Albo solo col superamento dell’esame di stato, cui è propedeutico l’apposito tirocinio) è già disposto per legge l’obbligo del costante accrescimento delle proprie competenze mediante corsi di formazione professionale continua, oltre che il dovere deontologico di mantenersi aggiornati, soprattutto in ambiti in cui – per la complessità delle materie – le adeguate cognizioni sono imprescindibili.
Tali considerazioni costituiscono di per sé più che validi motivi per riconoscere il valore professionale e le competenze dei professionisti regolamentati.
E, alla luce di una siffatta consapevolezza, il Consiglio Nazionale dei commercialisti manifesta dunque le proprie perplessità per la dissonanza con ciò dei “reiterati e generalizzati tentativi di istituire elenchi, albi speciali, registri, ulteriori e distinti dall’albo tenuto dall’Ordine, che potrebbero creare” – ha proseguito il Presidente Longobardi – “evidenti disparità tra gli iscritti, non sempre adeguatamente organizzati per frequentare corsi a pagamento diversi da quelli gestiti dagli ordini istituzionalmente tenuti a garantire una formazione almeno in parte gratuita”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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