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L’ipotesi di sbarramento - Sarà vero, parafrasando lo scrittore calabrese Corrado Alvaro, che se l’Italia vuole porre un freno allo straripante numero di avvocati dovrà dare più spazio ai lavori manuali e alla formazione professionale? Probabilmente i tempi sono mutati in maniera abbastanza drastica da qualche decennio fa, lo studio universitario si è frazionato permettendo allo spirito intellettuale degli italiani di specializzarsi in diversi campi e ambiti. Ma un problema rimane ancora tal quale si presentava innanzi agli occhi di Alvaro: troppi avvocati. Come fare per ridurne il numero? Se lo sono chiesto i tecnici della Giustizia che si sono messi all’opera con il fine di individuare una soluzione indolore. Al momento le opzioni vagliate risultano tre: uno sbarramento immediato come avviene nel caso del numero chiuso alla facoltà di medicina, uno intermedio dopo tre anni di università oppure uno alla conclusione degli studi. Coadiuvati dagli esperti del Miur, i membri del team del Ministero della Giustizia stanno mettendo a punto un testo che potrebbe esser presentato anche nei prossimi giorni sottoforma di emendamento alla riforma della categoria forense. Tant’è che proprio per discutere di tale questione i tecnici dei due Ministeri incontreranno, nel primo pomeriggio di venerdì, i rappresentanti della categoria forense.
Il tempo a disposizione – Per decidere come e quando sbarrare l’ingresso e concertare tale soluzione con le parti interessate, il governo ha disposto un lasso di tempo abbastanza ampio. In ragione di ciò, l’auspicio è che l’emendamento da presentare riceva un proficuo contributo anche da parte della categoria interessata e che, nonostante la disponibilità della squadra esecutiva, i tempi del confronto e della redazione del testo non si dilatino più di un periodo ritenuto ragionevole. In aggiunta, bisogna anche tener presente che il Parlamento, nello specifico la Camera, ha iniziato già da ieri a discutere sul disegno di legge di riforma della categoria forense.
Un confronto difficile – Le velate raccomandazioni giunte dal fronte governativo sono state ben accolte dall’avvocatura, che comunque non nasconde una difficoltà nel trovare un punto d’incontro con la squadra di Monti. A tal proposito, non è tenuto nascosto il timore che un’apertura nei confronti della questione dello sbarramento possa esser letta come l’accettazione di uno scambio, quindi alla stregua di un cedimento sul versante della mobilitazione. “Nessuno scambio sottobanco – fa sapere Maurizio De Tilla, il presidente dell’Oua fresco di un incontro col ministro Severino – Le ragioni della protesta, che non va svenduta, restano tutte. Per questo l’Oua solleverà la questione di legittimità costituzionale davanti ai Tar sulla revisione della geografia giudiziaria”. Come dire che ben vengano le proposte del governo, ma non si allenta la presa su temi caldi quali le chiusure di non pochi tribunali in tutto il territorio nazionale. Anche perché la riduzione del numero di avvocati nel panorama forense italiano non è l’unica preoccupazione che affligge la categoria e che merita una concertazione, altri sono i temi che si aggiungono alla necessità di un confronto. Tra questi emergono la questione dei parametri, che per gli avvocati risultano inadeguati, e l’arretrato.