15 marzo 2016

Boom voucher: l’Ancl chiede un intervento del Governo

Rendere i contratti di lavoro più appetibili e indicare giornata e orario sui voucher: è questa la ricetta dell’Ancl per evitare l’elusione

Autore: REDAZIONE FISCAL FOCUS

È sotto gli occhi di tutti come il numero dei voucher (c.d. buoni lavoro) sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni; tanto per citare un dato recente certificato dallo stesso INPS, sono stati 115 milioni i buoni venduti nel 2015, +66% rispetto al 2014. Una situazione, questa, che sta letteralmente falsando il mercato del lavoro. Un’arma, dunque, a doppio taglio, visto che i buoni lavoro sono stati introdotti nel lontano 2008 con l’intento di far emergere il nero endemico di alcune tipologie di lavoro, ma si è finiti per abusare di questo sistema che consente alle imprese la maggior parte delle volte di ovviare alla stipulazione di un contratto di lavoro, per ovvie ragioni più scomodo e oneroso.

A denunciare nuovamente tale situazione è l’Ancl, che in un comunicato stampa ha avanzato alcune proposte di modifica al Governo per riequilibrare il mercato del lavoro.

Richieste Ancl – Sul punto, il pensiero dell’Ancl è ben delineato: rendere più appetibili i contratti di lavoro subordinato, e indicare sui voucher giornata e orario di utilizzo del buono lavoro. Secondo l’Associazione, solo in questo modo i voucher venduti diminuiranno sensibilmente e corrisponderanno al lavoro accessorio reale che si svolge in questo Paese. Senza che ci sia invece, come sta avvenendo ora, una consistente fetta del precariato che è costretta ad accettare i voucher pur di lavorare. Buoni che, come è possibile ricordare, prevedono una contribuzione e un'assicurazione contro gli infortuni irrisorie (2,50 euro sui 10 che costa un voucher) e zero accesso agli ammortizzatori sociali.

L’Ancl è consapevole del fatto che l’INPS e l’INAIL non siano davvero intenzionate a intervenire sulle anomalie: i voucher costituiscono per gli enti un'entrata senza previsione di restituire nulla al contribuente. È estremamente difficile, infatti, che un lavoratore accumuli tramite i soli voucher contributi tali da poter richiedere la pensione.

Per questo la richiesta è stata rivolta al Governo: “Si deve modificare il sistema - afferma Francesco Longobardi, presidente nazionale Ancl - I voucher devono smettere di essere generici e indicare giorno e orario di utilizzo. E il lavoro, semplicemente, deve costare di meno. Tutti sanno che è l'unica ricetta per rilanciare l'economia e l'occupazione, ma l'unica cosa che si fa è prevedere degli incentivi a termine”. I voucher, nati essenzialmente per l'agricoltura, hanno subito un'impennata negli ultimi anni soprattutto nei settori del turismo (poco meno di 2 milioni nel 2012, oltre 11 milioni nel 2014) e commercio (poco meno di 4 milioni nel 2012, oltre 14 milioni nel 2014): “Possiamo ragionevolmente sospettare che settori trainanti della nostra economia si basino sul precariato”, conclude Longobardi.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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