27 aprile 2012

Caro Monti, ti scrivo…

Lettera aperta al presidente del Consiglio da Giuseppe Pozzato, leader dell’Anc
Autore: Redazione Fiscal Focus

La lettera e le domande - Prendendo le mosse da una critica analisi della realtà attuale italiana, il presidente dell’Anc, Giuseppe Pozzato, ha diffuso in questi giorni una lettera aperta a Mario Monti, capo del nostro Governo. Le problematiche poste in evidenza dal leader dell’associazione di categoria riguardano le modalità attivate dall’esecutivo al fine di portare a compimento tutti gli obiettivi stabiliti. “In che misura questi equilibri di palazzo rappresentano gli equilibri della nazione? Non potrebbe darsi che siano espressione solo di una minoranza totalmente separata dalla società civile, minoranza che ha a cuore solo il proprio mero interesse? E più in generale, siamo certi che il risultato finale delle riforme consentirà all’Italia di riprendere lo sviluppo e la crescita? E non sortisca, invece, l’effetto di affossare il Paese in una crisi sempre più profonda, come sembra stia succedendo alla Grecia?”, questi sono gli interrogativi che Pozzato pone apertamente al presidente del Consiglio.

La pressione fiscale -Pur affermando di comprendere a pieno che l’origine dell’instabilità economica del Paese è da individuare nel debito pubblico, Giuseppe Pozzato sostiene che l’aggravio della pressione tributaria finalizzato al ridimensionamento del debito non pare essere la soluzione ottimale. “Ma non è che stiamo andando oltre il limite dell’imposizione fiscale sostenibile e proprio per questo il sistema, non solo non riesca ad uscire dalla crisi, ma sta entrando in una fase ancora più depressiva? Piuttosto che continuare a incrementare le entrate per coprire le uscite di uno Stato dai mille sprechi, non va forse invertito il paradigma, individuando il gettito associato a un livello di tassazione accettabile e, in funzione del medesimo, ristrutturare la Spesa Pubblica? Non solo l’intero sistema economico ne gioverebbe, molto probabilmente anche l’evasione fiscale si sgonfierebbe attestandosi entro i livelli fisiologici riscontrabili negli Stati più ‘virtuosi’ del nostro”. Proprio in ragione di tali scelte governative che hanno suscitato sgomento e scontento tra i contribuenti, il presidente dell’Anc ha sottolineato che non si può non tener conto delle difficoltà economiche che le famiglie italiane stanno incontrando e incontreranno con maggior frequenza in un futuro non tanto lontano.

I professionisti – In conclusione, Giuseppe Pozzato sottolinea l’importanza, in una situazione come quella in corso, della presenza e del potenziamento della categoria dei commercialisti e degli esperti contabili considerati alla stregua di un “anello fondamentale della catena ‘Imposizione fiscale – pagamenti all’Erario’”. “Noi siamo quelli che devono tradurre le norme tributarie in cifre e versamenti – continua il presidente dell’Anc - Ma siamo anche coloro che sono chiamati a comunicare ai contribuenti quanto devono pagare. Da una parte, dobbiamo svolgere il ruolo ingrato di seguire il Legislatore nelle sue incessanti manovre aggiuntive/correttive ed espletare sempre nuovi e complessi adempimenti, con costi che spesso non possiamo addebitare ai nostri clienti; dall’altra parte, dobbiamo trasformarci in psicologi e comunicatori per indorare pillole tanto amare da ingerire quanto possono essere tasse e imposte. Non vorrei essere frainteso, noi commercialisti non vogliamo sottrarci dal nostro ruolo professionale. Tuttavia, sarebbe apprezzabile un maggiore sforzo dello Stato ad ascoltarci, specialmente sulle questioni che poi richiedono il nostro contributo, e a metterci nelle condizioni di operare al meglio nell’interesse collettivo”. A ben vedere, Pozzato sottolinea che la maggiore preoccupazione che sta diffondendosi nella categoria e tra i contribuenti italiani è che queste riforme, queste disposizioni fiscali, a nulla servono se non a lasciare tutto intatto, tale e quale a come è sempre stato. Il parere conclusivo del leader della sigla di categoria è che, di pari passo a una riforma fiscale come quella attuata, i tecnici dell’esecutivo pensino e propongano anche provvedimenti mirati al contenimento degli sprechi al fine di convogliare le relative entrate e dai necessari progetti di riduzione della pressione fiscale.

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