26 novembre 2012

Cassa forense: sulla scia dell’unità

Risultati ok, ma si deve ancora lavorare uniti per migliorare.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La Cassa nazionale di assistenza e previdenza forense - In un particolare periodo nel quale tutti, dal fronte professionale, discutono in merito alla sorte dei rispettivi enti previdenziali, anche la Cassa forense interviene per affermare la propria posizione in merito alla recente riforma. A fare il punto è stato il presidente dell’istituto di previdenza al quale sono iscritti gli avvocati, Alberto Bagnoli, in occasione del 31° congresso nazionale dell’avvocatura tenutosi Bari la scorsa settimana.

Le certezze - “La Cassa forense partecipa a questo Congresso portando risultati concreti – dichiarato il presidente Bagnoli - Abbiamo superato lo stress test della sostenibilità cinquantennale varando una riforma previdenziale approvata dai ministeri che soddisfa i criteri di solidarietà e adeguatezza delle prestazioni”. La base patrimoniale sulla quale poggia la Cassa nazionale di assistenza e previdenza forense ammonta a una cifra che oltrepassa i 5 miliardi di euro, a ciò si aggiunge un disavanzo di esercizio di 550 milioni di euro. “Siamo riusciti a contenere gli effetti negativi dell'andamento generale dei mercati attestandoci su un rendimento della gestione mobiliare al 3,2%; abbiamo deliberato di costituire un fondo immobiliare d'investimento che a regime arriverà al miliardo di euro, avviando la selezione della Sgr che dovrà gestirlo. Abbiamo raggiunto questi risultati nonostante il delicato momento: per il terzo anno consecutivo il reddito degli avvocati è calato e i primi dati che ho a disposizione per il 2011 rilevano un’ulteriore flessione di oltre il 2%. A oggi, il 22% degli avvocati iscritti alla Cassa dichiara redditi non superiori a 10.000 euro. E non dimentichiamoci che manca all'appello circa il 24% dei professionisti, iscritti all'albo, ma non alla Cassa perché sotto i limiti reddituali richiesti”, ha continuato il leader dell’istituto previdenziale.

La previdenza e la Riforma forense
– In merito poi alla riforma dell’avvocatura, il massimo rappresentante dell’ente ha dichiarato di vedere di buon grado l’intenzione, per ora discussa al Senato, di introdurre il carattere obbligatorio dell’iscrizione alla Cassa, ciò a prescindere dal reddito dichiarato dall’avvocato. Il parere è che con quest’aggiunta alla legge professionale la questione della previdenza andrà ad assumere un ruolo importante per il professionista, entrando “finalmente e definitivamente nell'ordinamento professionale, eliminando quello steccato che la relegava al ruolo di istituzione che eroga servizi condizionati al reddito”. Il giudizio è che si sia al cospetto di un obiettivo pienamente raggiunto dall’ente previdenziale e una vittoria che la Cassa può condividere con gli iscritti, in quanto “in ragione della sua appartenenza all'ordinamento professionale, [la Cassa] allontana da sé ogni sconsiderato tentativo di soppressione ovvero di inglobamento in enti sottratti alla gestione diretta della categoria in funzione dei propri interessi”. Arricchita da tali novità, la Riforma della categoria forense renderà più “moderno e concreto” l’ordinamento professionale, garantendo altresì “e una previdenza sicura ed è per questo che l'Avvocatura deve rimanere unita per difendere i principi di libertà e legalità della professione”.

Le richieste –
Ora, a far da seguito a tali soddisfatte e soddisfacenti considerazioni, non sono comunque mancate le lacune e le lamentele evidenziate dall’ente di previdenza. A tal proposito, Alberto Bagnoli chiede all’intera categoria che la medesima unità dimostrata nell’esporre i punti della riforma sia messa in risalto “per portare avanti un'altra battaglia, quella della nostra autonomia. La Cassa subisce ripetuti attacchi da parte della politica, ultimo quello della spending review che, in virtù di un'assurda collocazione nell'elenco Istat delle pubbliche amministrazioni, ci ha costretto a trasferire allo Stato per questo anno il 5% del risparmio forzoso sui nostri costi intermedi, e per il prossimo anno il 10%. Una vera e propria confisca”. Ma in fatto di richieste il presidente della Cassa si rivolge anche allo Stato, non solo agli avvocati. Al fronte governativo infatti l’istituto chiede che venga soppressa “questa ingiusta e illegittima appropriazione di beni privati e chiediamo che sia garantita la piena e assoluta autonomia dell'ente privato previdenziale; chiediamo che si ponga termine alla iniqua ed esosa doppia tassazione dei nostri patrimoni, destinati esclusivamente alla funzione previdenziale e assistenziale; chiediamo che sia definitivamente accantonato ogni progetto di acquisizione della nostra gestione e del nostro patrimonio nell'apparato pubblico”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
Iscriviti alla newsletter
Fiscal Focus Today

Rimani aggiornato!

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.

Per favore, inserisci un indirizzo email valido
Per proseguire è necessario accettare la privacy policy