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La sentenza del CdS - Il Consiglio di Stato, con la sentenza numero 6014 del 28 novembre 2012, ha posto un ulteriore tassello a quella che può esser definita la lunga questione delle Casse di previdenza dei professionisti. In sostanza, gli enti di previdenza di commercialisti, geometri, giornalisti, architetti, notai e avvocati rimarranno iscritti all’elenco Istat. Pertanto, secondo quanto sentenziato dall’organo consultivo del governo, questi verranno considerati alla stregua di pubbliche amministrazioni e saranno, quindi, soggetti alle disposizioni di spending review, nonché ai provvedimenti di contenimento dell’autonomia.
La “natura” privata delle Casse – Sono ormai due decenni che il comparto previdenziale al quale fanno riferimento le libere professioni regolamentate ha carattere privato. A ben vedere, con il D.Lgs. n. 509/1994 questo genere di istituti di previdenza e assistenza ha assunto personalità giuridica di diritto privato. Ciò vuol dire che le Casse non sono rette da finanziamenti pubblici, ma vanno avanti facendosi scudo solo con i contributi versati dagli iscritti amministrando un patrimonio di quasi 50 miliardi di euro che è comunque soggetto a doppia tassazione. Tali sono le principali ragioni che inducono a ritenere irragionevole la decisione del Consiglio di Stato.
Il “tributo” allo Stato – La prima conseguenza di una siffatta decisione risiede nel versamento alla casse statali di una percentuale pari a cinque punti sui risparmi realizzati proprio attraverso le misure di spending review. Tale percentuale dal prossimo anno verrà poi raddoppiata, passando quindi al 10% da versare entro il 30 giugno di ogni anno. Questo, in sostanza, è quel che ha stabilito il Consiglio di Stato con la recente sentenza. Posizione che ha conseguentemente generato il malcontento e le lamentele di non pochi istituti di previdenza privati, soprattutto quelli inerenti alle categorie professionali, che appaiono essere gli enti più colpiti. Il punto, secondo il parere delle Casse, è che ad essere minate non siano solo l’autonomia e la sostenibilità, quanto anche le risorse necessarie per erogare e offrire prestazioni agli iscritti. Servizi ai quali ovviamente gli assistiti hanno diritto. Con tale disposizione si andrebbe quindi ad attuare quanto stabilito dall’articolo 8, comma 3, della Legge n. 135/2012 contenente provvedimenti di finanza pubblica volti a tagliare le spese delle Pubbliche amministrazioni. Per il momento, il versamento del 5% effettuabile entro il 30 settembre scorso è stato rispettato solo dalle casse dei commercialisti, dei ragionieri, degli architetti, degli ingegneri e degli avvocati.
La protesta Adepp – Se gli enti citati pocanzi hanno provveduto a rispettare le richieste di versamento, ponendo però la clausola della riserva, la sentenza del Consiglio di Stato ha spazzato via ogni possibilità di cambiamento dando così ragione al precedente polverone di polemiche alzato dall’Adepp. Tant’è che proprio alla luce delle ultime novità, il presidente dell’Associazione degli enti di previdenza privati, Andrea Camporese, ha dichiarato che la querelle di matrice legale passerà sia in Corte Costituzionale che presso la Corte di Giustizia Europea. “Applicarci la revisione della spesa pubblica, incidere nei contratti privatistici sottoscritti con le organizzazioni sindacali, prevedendo di versare allo Stato il risultato del risparmio – ha spiegato Camporese - rischia di essere inefficace nelle quantità e controproducente nella gestione dei servizi, mentre noi restiamo dei grandi contributori dello Stato, attraverso livelli di tassazione unici in Europa, senza nulla chiedere in cambio”.
L’intervento dell’Aidc – Anche la sigla sindacale presieduta da Ernesto Franco Carella ha sottoscritto l’iniziativa dell’Adepp di ricorrere per vie legali. “Questa sentenza – scrive il presidente - è gravissima in quanto equipara il nostro Ente previdenziale ad un ente pubblico. Siamo considerati cioè amministrazioni pubbliche in senso stretto in quanto è stato a noi attribuito lo status di pubblici ufficiali che svolgono una funzione pubblica sostitutiva di quella svolgibile dallo Stato. Come da tempo sostengo non siamo più un Ente Privatizzato bensì un Ente privato… della nostra autonomia! La difesa dell’autonomia della nostra Cassa e degli altri Enti sarà la sfida dei prossimi mesi”.