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La ridefinizione delle attività - Con il decreto n. 46 del 21 febbraio 2013 (pubblicato in G.U. n. 105 del 7 maggio 2013), in vigore da oggi, non solo i Ministeri della Giustizia e del Lavoro hanno inteso regolare i parametri per la liquidazione dei compensi spettanti ai consulenti del lavoro, ma hanno altresì delineato gli ambiti operativi di tali professionisti. Queste attività legittimamente esercitabili dai consulenti del lavoro, già identificate tramite la Legge n. 12/79, sono state oggi rimarcate e i contorni hanno ottenuto una ridefinizione anche alla luce della recente riforma degli ordini professionali. Una ridefinizione delle attribuzioni che piomba proprio nel periodo più caldo del lavoro negli studi professionali, in particolare in quelli contabili, poiché tra aprile e maggio si avvia la rendicontazione annuale contabile e fiscale.
I nuovi confini - Le caratteristiche della categoria presieduta da Marina Calderone hanno ottenuto un riconoscimento e un incremento proprio attraverso l’emanazione e, poi, l’entrata in vigore del Regolamento sui parametri, necessario dopo la definitiva soppressione delle tariffe professionali. Si tratta di quel riconoscimento del ruolo sociale e professionale del quale, in qualità di presidente del Cup, Marina Calderone si era fatta portavoce già in occasione delle elezioni politiche di febbraio. Il leader della categoria aveva infatti chiesto ai politici che fossero poi andati al governo di attivare provvedimenti volti a salvaguardale e valorizzare le peculiarità professionali e sociali dei professionisti. Obiettivo, questo, che è stato recentemente raggiunto proprio nel caso dei consulenti del lavoro. Le competenze lavoristiche dei consulenti sono state infatti ampliate in merito ai contenuti e alle specificità, acquisendo anche nuovi campi operativi come quello contabile, fiscale, tributario e societario. Gli ambiti spaziano quindi dall’amministrazione del personale (subordinato, autonomo e parasubordinato); al calcolo del costo del lavoro; alla determinazione e calcolo del trattamento di fine rapporto; passando poi per gli ammortizzatori sociali; per la risoluzione rapporti; dichiarazioni e denunce (previdenziali, assistenziali, assicurative e fiscali), fino al contenzioso fiscale, dichiarazioni e prestazioni amministrative, contabili, fiscali-tributarie; includendo anche il contenzioso del lavoro, amministrativo, previdenziale, assicurativo, sindacale, giudiziale e stragiudiziale; contrattualistica; e le consulenze tecniche di parte. Negli spazi d’azione sono compresi anche la gestione delle crisi d'impresa; la certificazione dei contratti, conciliazione e arbitrato; consulenza in materia fiscale, contabile, societaria ad ampio raggio; i contratti e bilanci.
Le attività formative – Sia per i nuovi ambiti operativi che per quelli classici, la categoria dovrà comunque attivare pacchetti formativi capaci di incrementare le competenze dei singoli professionisti, adeguandoli alla ridefinizione delle attribuzioni. Pertanto sono in programma degli specifici seminari organizzati dalla Scuola di Alta formazione, che mireranno ad approfondire proprio i nuovi confini posti dal decreto ministeriale che ha modernizzato le attività classiche dei consulenti del lavoro.