1 marzo 2013

CdS: non alle modifiche sui compensi notarili

Palazzo Spada boccia le modifiche ministeriali perché contrarie allo spirito della riforma.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il disaccordo del Consiglio di Stato - Palazzo Spada ha detto no alla modifica sui parametri da adottare per la computazione delle liquidazioni delle parcelle notarili stabilite dalle autorità giudiziarie. Una simile modifica era stata suggerita dal Ministero della Giustizia.

Le ragioni del parere negativo - Il parere dell’organo consultivo del governo, chiamato ad analizzare un decreto simile a quello redatto per gli avvocati, in realtà rimarca quanto espresso a fine dicembre proprio in relazione alle decisioni sulla categoria forense. Secondo il Consiglio di Stato, quindi, applicare le modifiche proposte dal Ministereo della Giustizia significherebbe sminuire o addirittura rendere nulli gli intenti perseguiti con la riforma degli ordinamenti professionali, ossia quella famosa Legge n. 1/2012, che ha di fatto soppresso le tariffe. Il punto è che l’organo consultivo del governo, esaminando le proposte ministeriali, ha individuato la possibilità di vedere applicati degli aumenti che non hanno un’apparente giustificazione e che andrebbero a irrigidire il sistema dei parametri, ciò in barba a tutti i propositi di liberalizzazione delle professioni. Come abbiamo visto, i giudici di Palazzo Spada non sono nuovi a simili avvertimenti nei confronti del Ministero, in quanto già era stato sottolineato il timore che modifiche di tal genere avrebbero fatto correre il rischio di presentare delle ‘tariffe mascherate’ piuttosto che degli effettivi parametri di calcolo.

Il nuovo decreto notarile – Pertanto, i giudici di Palazzo Spada, pur prendendo atto di alcuni elementi positivi delle modifiche proposte dal dicastero, sostengono che queste non si mostrino direttamente connesse “alla determinazione dei parametri per la liquidazione” delle parcelle da parte di un organo giurisdizionale. Nella nuova norma il Ministero della Giustizia aveva individuato tre fasi principali coincidenti con l’istruttoria, la fase di stipula e la fase successiva alla stipula. Questi tre step sono visti di buon grado dal Consiglio di Stato, tuttavia se l’intento della modifica dovesse rivelarsi alla stregua della volontà di attribuire un compenso per ciascuna di tali fasi, allora i giudici si dichiarano contrari. In questo caso infatti la misura “determinerebbe un sensibile aumento del valore medio del compenso” e ciò potrebbe rendere nulla “la ratio della riforma”. Pertanto la conclusione dell’organo consultivo del governo è che sarebbe opportuno “contenere la misura dei parametri di liquidazione”, anche perché non sarebbero ragionevoli ulteriori costi aggiuntivi alla luce della difficile congiuntura economica che sta attraversando il Paese.

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