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Il ‘no’ del Cndcec - I commercialisti dicono ‘no’ all’emendamento governativo al disegno di legge Grasso sulla corruzione, recentemente presentato presso la Commissione Giustizia di Palazzo Madama. L’intervento riguarda i beni confiscati e sequestrati alla mafia e, a parere del Consiglio nazionale della categoria, risulta sbagliato da cima a fondo. A ribadire la posizione dell’organo direttivo dei commercialisti è stata Maria Luisa Campise, consigliere nazionale con delega alle funzioni giudiziarie. La Campise ha sottolineato che il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili aveva già espresso questo giudizio lo scorso agosto, quando l’emendamento venne inserito nel pacchetto giustizia. “Lo ripetiamo oggi: questa è una norma ‘ammazza amministratori giudiziari’, che disincentiva i professionisti ad avvicinarsi ad un ruolo e a una funzione così determinanti per una gestione realmente efficace dei beni sequestrati alla malavita. A questa norma si aggiunge purtroppo anche l’incredibile ritardo nell'attuazione dell'Albo e nell’emanazione del tariffario degli amministratori giudiziari”, chiarisce il consigliere Campise.
La rotazione dei professionisti – Il fulcro della questione sollevata dai commercialisti risiede nella rotazione degli incarichi e nelle modalità di applicazione della stessa. Dunque, l’emendamento al quale ci si riferisce introduce un nuovo comma volto a garantire siffatta rotazione impedendo all'Amministratore giudiziario di gestire contemporaneamente più aziende sequestrate. Un tale modus operandi, secondo il consigliere Campise, “di fatto disincentiva qualificati professionisti a lavorare nel settore investendovi tempo, risorse umane e finanziarie”. Ora, il Consiglio nazionale ritiene necessario assicurare una rotazione dei professionisti nella gestione dei compendi sequestrati, tant’è che proprio su tale questione esiste già una previsione normativa, tuttavia è del parere che sia opportuno rimettere la valutazione nelle mani del magistrato che conferisce l'incarico. “La contemporaneità di incarichi in capo al medesimo professionista è frutto di una valutazione effettuata dal magistrato al momento del sequestro. L'autorità giudiziaria affida incarichi particolarmente difficoltosi a professionisti esperti del settore in grado di garantire, tramite una propria struttura organizzata, una gestione rapida ed efficiente. A ciò si aggiunga che il novero dei professionisti qualificati risulta allo stato piuttosto limitato. Il magistrato, pertanto, sulla base dell’emendamento governativo, una volta esaurita la platea di professionalità in grado di svolgere adeguatamente questa funzione, sarebbe costretto ad affidare gli incarichi a professionisti neofiti del settore. E’ evidente che la norma rischia di avere pesanti ricadute negative sul versante finanziario, con la chiusura dell’azienda per fallimento, e sul versante occupazionale, con il licenziamento dei dipendenti”, spiega Maria Luisa Campise.
Il tariffario degli amministratori giudiziari – Detto questo, il consigliere delegato del Cndcec conclude aggiungendo che “sarebbe molto più utile che il Ministero della Giustizia tenesse fede all’impegno, preso pubblicamente più volte, di emanare il tariffario degli amministratori giudiziari,. A quattro anni dall'istituzione dell'albo, siamo inspiegabilmente di fronte ad una assoluta inerzia delle Istituzioni nel regolamentare la materia. Il Governo dovrebbe piuttosto puntare ad una riforma organica del codice antimafia, intervenendo sulle criticità riscontrate quotidianamente dagli operatori del settore nella gestione delle aziende e ripensando ruolo e funzione dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”.