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Argomenti - I temi dell’incontro sono stati quelli vivi del momento attuale, che stanno coinvolgendo in maniera ravvicinata le categorie professionali. Si è discusso di liberalizzazioni e collegi sindacali, prendendo le mosse dalle polemiche in corso, emerse dei giorni passati in occasione dell’appuntamento annuale del Telefisco. Pertanto, fuoco ai cannoni e professionisti in trincea per una battaglia che sembra quanto mai lontana dall’esser vinta, ma che potrebbe alleviare la sconfitta.
L’intervento di Siciliotti - Durante la trasmissione “Nove in punto” avente a tema “Liberalizzazioni: la parola ai commercialisti”, il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Claudio Siciliotti, ha ribadito il proprio parere, che incarna quello condiviso in linea generale dalla categoria, in merito alle scelte governative. Secondo la guida dei commercialisti italiani, la chiusura delle possibilità di dialogo è stato uno dei principali problemi che ha condotto a questa situazione di malcontento. Si è trattato di una forma di sbarramento comunicativo che ha coinvolto, in prima battuta, l’ente che pare aver avuto negli ultimi mesi una particolare influenza sulle decisioni dei due Governi che si sono succeduti. Non fa mistero, il presidente Siciliotti, delle proprie chiare e distinte allusioni a Confindustria e a come il gruppo presieduto dalla Marcegaglia abbia coltivato i propri fini calpestando quello spazio di attenzione che invece sarebbe stato dovuto alle professioni. I mesi trascorsi a partire dalla prima manovra correttiva, ossia quella estiva varata dall’Esecutivo diretto da Berlusconi, sono stati caratterizzati da venti avversi per i professionisti. A ben vedere, quel che pare essere un’opinione condivisa tra le categorie è che l’artefice “occulto” di tali criticità sia proprio Confindustria, il maggiore ente datoriale presente in Italia. Siciliotti ritiene che la Confederazione degli industriali abbia lavorato costantemente con l’intenzione di indebolire gli Ordini, cercando di sopprimere l’obbligo dell’esame di Stato e spingendo sul versante di nuove normative in seno a quelle che regolano le società tra professionisti e i collegi sindacali per le srl. Su quest’ultimo tema, il timore che il Consiglio nazionale ha espresso tramite l’intervento del presidente è che si possa ostacolare l’accesso alla professione da parte dei giovani, in quanto contraendo il numero di sindaci da cinque a uno verrebbe meno un bacino operativo che finora ha garantito possibilità occupazionale ai giovani commercialisti ed esperti contabili. “I commercialisti propongono ragionamenti e dialogo – ha sottolineato il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili - Con questo spirito mi rivolgo a Confindustria, che in questi mesi ha troppo spesso lavorato per attaccarci. Tra le nostre due realtà c’è bisogno di collaborazione, perché siamo entrambi parte dell’Italia che produce. Il Paese potrà rialzarsi solo grazie ai produttori, ossia imprese e professioni, alle loro competenze, alla loro conoscenza delle norme e alla capacità di avanzare proposte per migliorarle”. Un altro punto sul quale si è soffermato il leader dei commercialisti e degli esperti contabili del nostro Paese è stato quello relativo all’abolizione delle tariffe, che di fatto amplia il mercato, ma nel concreto mette a serio repentaglio la qualità, la sicurezza e le competenze garantite agli utenti che, nel caso dei commercialisti, sono i contribuenti alle prese con le operazioni fiscali. Parallelamente a osservazioni di siffatta natura, Claudio Siciliotti ha sottolineato il palese squilibrio che a suo dire emergerebbe dal rapporto tra le disposizioni governative e le condizioni reali del Paese, soprattutto per quel che concerne i tagli nelle manovre e gli spechi della Pa. “E assurdo – ha esordito il presidente del Consiglio nazionale – che in un Paese in cui non si riesce a tagliare il numero di parlamentari, consiglieri regionali, comunali, si tagli il numero dei membri dei collegi sindacali. La crisi ci ha insegnato che c’è bisogno di rafforzare i controlli societari, non di indebolirli”.
Ungdcec - Come si è visto, anche il presidente dell’Unione giovanile della categoria, Eleonora Di Vona, era presente alla trasmissione radiofonica di venerdì mattina. La guida dell’associazione sindacale ha ribadito la propria indignazione per le disposizioni che il Governo ha varato nel pacchetto sulle liberalizzazioni. Posizione, peraltro, più volte ribadita dall’Ungdcec che proprio nei giorni scorsi aveva reso noto un comunicato di protesta congiuntamente firmato con le altre sigle di categoria.