14 novembre 2013

Cndcec: l’equipollenza non si tocca

Registro dei revisori: il 19.11 manifestazione unitaria a Roma a difesa dell’equipollenza.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La manifestazione unitaria - Il recente intervento della squadra esecutiva sulla questione del registro dei revisori legali ha sbloccato solo in maniera parziale l’impasse, in quanto la ferita aperta in riferimento all’equipollenza del titolo per i dottori commercialisti e per gli esperti contabili non è stata ancora rimarginata e, a dire il vero, ancora nulla si sa in merito. E proprio al fine di non far dimenticare a chi di dovere che la questione è tuttora da risolvere e che i commercialisti pretendono un diritto che non può essere così calpestato, il commissario straordinario del Consiglio nazionale della categoria, Giancarlo Laurini, ha convocato una manifestazione unitaria per il prossimo martedì 19 novembre. L’evento, che secondo gli auspici dovrebbe coinvolgere tutti gli iscritti, si svolgerà a Roma, presso l’auditorium della Conciliazione, e sarà l’occasione giusta per chiedere una volta per tutte, in maniera chiara e senza ritrattazioni, l’equipollenza tra l’esame di Stato per l’accesso alla professione e quello d’idoneità per lo svolgimento della funzione di revisore legale.

I motivi della protesta - In sostanza, nonostante le iniziali rassicurazioni espresse dal viceministro per l’Economia Stefano Fassina in occasione della risposta all’interpello parlamentare, il nuovo intervento ha fatto prevalere la già chiarita linea del Ministero della Giustizia che di fatto nega l’equipollenza facendo leva sul contrasto che emergerebbe nei confronti della direttiva comunitaria n. 43/2006. Dando una simile risposta però il dicastero viene meno a quanto affermato dallo stesso decreto di recepimento della medesima direttiva, il D.Lgs. 39/10, secondo il quale il Ministero può definire casi di equipollenza con esami di Stato che abilitano all'esercizio di alcune professioni regolamentate. Queste le ragioni normative che, in teoria, non dovrebbero ostacolare il via libera all’equipollenza, ma che nel concreto la negano. Vi è poi un altro aspetto, non di minore importanza, che renderebbe ‘naturale’ il riconoscimento dell’equipollenza: a ben vedere, l’esame per l’accesso al registro dei revisori si basa sulle materie che il MIUR, in un parere che per la Giustizia non è vincolante, ha ritenuto uguali a quelle oggetto dell'esame di Stato per l’abilitazione alla professione di dottore commercialista. Dunque, nel caso la negazione dell’equipollenza dovesse essere definitivamente ufficializzata, il dottore commercialista che aspira all’iscrizione al registro dei revisori dovrà sostenere una prova di abilitazione sostanzialmente identica a quella sostenuta per l’accesso alla professione.

La decisione di non stare a guardare - Considerate tali fondate ragioni, il commissario straordinario Laurini ha invitato tutti i commercialisti d’Italia a scendere in campo “numerosi per una giusta causa”. Secondo Laurini, che da notaio guida la professione in attesa di nuove elezioni, tutte le forze di rappresentanza dovrebbero prender parte all’evento che, a conti fatti, è “una di difesa di una prerogativa”. Le adesioni stanno giungendo numerose da parte degli Ordini territoriali e il commissario straordinario, nei limiti dei poteri amministrativi che gli sono stati conferiti, è deciso a non chiudere gli occhi su azioni che calpestano quei diritti che i commercialisti si sono guadagnati sul campo. “Quella della revisione non è una professione a sé stante, ma una funzione e quindi, al momento dell’accesso, bisogna tener conto del percorso formativo seguito dagli aspiranti al registro. Pensare che i dottori commercialisti, secondo il testo ora al Consiglio di stato, debbano rifare nuovamente l’esame seppure con alcune prove in meno, è incomprensibile. E certo questa vicenda non può essere liquidata al Cds, ma va approfondita sul piano politico e tecnico con i responsabili del governo”, ha spiegato Giancarlo Laurini.

Le associazioni di categoria - Dello stesso avviso è l’Associazione nazionale dei commercialisti, che insieme alle altre sigle di categoria è membro attivo del Coordinamento unitario. Secondo il presidente dell’associazione sindacale, Marco Cuchel, la manifestazione del prossimo martedì sarà “l’occasione di far vedere una categoria unita rispetto a quello che si è visto negli ultimi periodi e lanciare così un segnale forte su un argomento che riteniamo fondamentale. La revisione legale è, infatti, una nostra prerogativa da sempre ed è impensabile che un dottore commercialista debba sostenere un ulteriore esame per provare una competenza già insita nella propria professione. Andrà risolta la questione del tirocinio, ma l’equipollenza deve essere totale”. L’evento ha comunque destato non poche aspettative e speranze tra quanti, all’interno della categoria, si sono sentiti traditi dalle decisioni ministeriali. Intanto il tema dell’equipollenza, nonché della protesta contro le decisioni governative, sarà altresì al centro delle riflessioni del Congresso nazionale dell’Unagraco, che i terrà domani a Viterbo. Il presidente della sigla sindacale, Raffaele Marcello, ha affermato che “i commercialisti italiani sono pronti a incrociare le braccia e a bloccare tutte le attività per protestare contro il governo per non aver varato una vera riforma fiscale e sulla mancata equipollenza per gli esami di accesso al registro dei revisori dei conti”. L’evento, patrocinato da Comune, Provincia, Camera di Commercio, Università degli Studi della Tuscia e dall'Odcec di Viterbo, sotto il titolo "L'evoluzione della professione di commercialista. Proposte per il rilancio tra semplificazione e sussidiarietà", si avvarrà di numerosi interventi di esperti delle tematiche poste. "Crediamo che il paese possa cambiare marcia grazie al contributo dei professionisti attribuendo loro alcune funzioni pubblicistiche e amministrativo-giudiziarie, al fine di attenuare i deficit di efficienza e i costi fissi ormai insostenibili del settore pubblico. Perché ciò sia possibile, è fondamentale una reale sburocratizzazione del paese", ha concluso Marcello.

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