3 novembre 2016

CNDCEC: LA DISCIPLINA ED I MODELLI IMPIEGABILI NELLE RETI D’IMPRESA

Autore: ESTER ANNETTA

“Le reti di impresa nel diritto del lavoro, della previdenza e delle discipline sociali: dalla teoria alla pratica”: è il titolo dell’ultimo studio pubblicato dal CNDCEC, un manuale strutturato attraverso contenuti teorici ed ancor più operativi, che si propone come compendio disciplinare per un settore che – nonostante i diversi interventi normativi – pecca ancora di lacunosità.

Introdotta con la Legge n. 33/2009 di conversione del D.L. n. 5/2009, modificata e integrata dall’art. 1 della L. n. 99/2009 e dall’art. 42 del D.l. n. 78/2010, la normativa del Contratto di Rete disciplina la fattispecie in cui una pluralità di imprenditori, al fine di accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato, si obbliga a collaborare mediante lo scambio di informazioni o l’esercizio in comune di una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare del 18 giugno 2013, n. 20/E, ha poi chiarito il criterio distintivo tra “rete-soggetto” e di “rete-contratto”, risiedente nella circostanza che dalla collaborazione tra imprese derivi o meno la nascita di un autonomo soggetto di diritto distinto dalle imprese che l’hanno costituito e con un fondo patrimoniale comune.

Oltre queste indicazioni non esiste molto altro. Perciò, nonostante la formula aggregativa consentita dalle reti d’impresa si prospetti come strumento di crescita e di sviluppo soprattutto per le imprese di dimensioni ridotte, in concreto se ne fa uno scarso impiego. Difatti, saper adattare alle situazioni concrete la modalità più congeniale non è sempre agevole, tanto per via dei deficit regolamentativi che per la mancanza di chiari parametri di idoneità su cui basare la distinzione tra “reti buone” e “reti cattive”, ove si consideri soprattutto l’assenza di una compiuta disciplina giuslavoristica. Mancando, infatti, tanto un’apposita normativa di diritto del lavoro che precedenti giurisprudenziali e, ancora, documenti di prassi amministrativa ministeriale e previdenziale, gli operatori che, a vario titolo, sono coinvolti nel meccanismo delle reti d’impresa (dai lavoratori agli avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro ma anche alle stesse imprese) si trovano nella difficoltà di dover approntare criteri gestori privi di modelli ufficiali di riferimento, stante il dubbio di varcare limiti di legittimità.

Lo studio elaborato dal Consiglio Nazionale cerca pertanto di chiarificare ognuno dei sopra delineati aspetti deficitari, sia – sotto un profilo teorico - organizzando la parte regolamentare sia – nel pratico – fornendo una casistica e dei modelli da adottare per la definizione dei rapporti nascenti dalla creazione del sistema di rete.

Il lavoro si compone di tre parti: la prima, dedicata a “Le nuove forme di lavoro nell’impresa di rete”, affronta in generale la disciplina dell’istituto ed i profili giuslavoristici per poi soffermarsi su particolari modalità di svolgimento dell’attività, quali il distacco e la codatorialità, la contitolarità e la coassunzione; ulteriore specifica viene poi dedicata alle questioni ancora aperte in tema di divieto di interposizione alla somministrazione di lavoro nel “jobs act” passando per la rete di impresa tra tutele e promozione dell’occupazione.

La seconda parte, “Unicità e pluralità della figura datoriale”, si struttura come una sorta di indagine teorico-pratica ove, partendo dall’esame delle figure legislativamente delineate, se ne affronta la fattibilità concreta anche con riferimento ai risvolti processuali: tratta perciò di reti di impresa e altre forme aggregative di lavoro (codatorialità dei gruppi di impresa) analizzando la possibile sovrapposizione di strumenti di diritto comune, le carenze e le asistematicità del trattamento nel nostro ordinamento; si sofferma poi sul confronto tra contratto di rete, appalto e somministrazione, per concludere con l’esposizione dei profili processuali e delle criticità nella individuazione dei legittimati attivi-passivi e dei litisconsorti obbligatori e facoltativi nelle vertenze di lavoro in materia di rete.

La terza parte, infine, titolata “Contratti di lavoro e regole di ingaggio nelle reti di impresa”, fornisce indicazioni su aspetti contrattuali e – appunto -regole di ingaggio, ed è corredata da una serie di modelli impiegabili per gli aspetti amministrativo-burocratici (contratto di rete leggera; modello disciplinare delle regole d’ingaggio; lettera di assunzione e di gestione del rapporto in regime di codatorialità; lettera di consenso del lavoratore alla prestazione a favore della rete; accordo di distacco).

L’intento del manuale è, dunque, principalmente quello di individuare una direttrice comune nella definizione e nella applicazione del contratto di rete, elaborata sulla base dell’esperienza - acquisita tramite le rispettive funzioni - da magistrati, avvocati e commercialisti dediti alle materie del lavoro, della previdenza e delle discipline sociali.

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