31 maggio 2012

Cndcec: le proposte dell’Assemblea

Spendingreview e collegio sindacale, questi i punti analizzati dal presidente Siciliotti
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’assemblea -Si è svolta nella giornata di ieri l’Assemblea annuale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. L’occasione è stata ghiotta di confronti con il mondo politico e, in particolare, si è potuto intavolare un confronto coi diversi esponenti dell’esecutivo che hanno preso parte all’evento. Per quanto riguarda la partecipazione della categoria, più di 1.500 quadri dirigenti si sono ritrovati nella capitale per partecipare all’Assemblea. Un grande successo per il Consiglio nazionale che ha prodotto non pochi spunti per la riflessione su questioni quali spendingreview, lavoro e riordino professionale.

Ricerca Cerved – Un focus interessante emerso dalla lunga giornata di ieri riguarda i dati estrapolati dalla ricerca Cerved commissionata dal Cndcec. Secondo questo studio, in Italia vi sono 12.000 srl che presentano un fatturato superiore ai 10 milioni di euro, pertanto risulta quanto mai necessario affidare il controllo a un collegio sindacale per queste realtà imprenditoriali che superano i limiti di una certa dimensione. “E’ tempo di restituire dignità, ragionevolezza e razionalità alla disciplina dei controlli societari, dopo la ferità inferta lo scorso novembre 2011 dalla legge di stabilità, in un contesto politico di assoluta confusione, ma anche dopo l’incomprensibile scelta di perseverare nell’equivoco lo scorso marzo 2012, in occasione del decreto sulle semplificazioni”, ha dichiarato il presidente Claudio Siciliotti commentando i dati della ricerca. In sostanza, questo studio, riferito ai bilanci per il 2010 presentati nel 2011, propone il rapporto tra spa e srl per mettere in evidenza la necessità di reintrodurre il collegio sindacale come organo di controllo. Le tre fasce di fatturato che la ricerca prende in riferimento sono: superiore a 100 milioni di euro, nella quale emergono 1.724 spa e 519 srl; superiore a 30 milioni di euro, con 13.397 spae 11.952 srl; infine, superiore a 10 milioni di euro, con 13.397 spa e 11.952 srl. “I numeri mettono a nudo, come nessun discorso astratto potrebbe riuscirvi, l’assoluta incoerenza, irrazionalità ed infine pericolosità sociale della recente riformulazione della disciplina – continua Claudio Siciliotti – Non ha senso alcuno che in un sistema di controlli societari basati sul controllo di legalità dell’amministrazione a cura del collegio sindacale venga prevista l’esclusione di tutte le srl, a prescindere da qualsivoglia valutazione concernente la dimensione aziendale e patrimoniale ad esse sottostante e la conseguente mole di rischi per i creditori e per il sistema che da una loro gestione disinibita può discendere”.

No al trattamento differenziato - Pertanto, risulta improcrastinabile, qualora la dimensione aziendale di una srl si dimostri di evidente levatura, adattarle un trattamento di controllo pari a quello previsto per le spa con il medesimo fatturato. “Ragioniamo magari sulla soglia dimensionale fino a concorrenza della quale le srl possono essere considerate di entità economica non così rilevante da rendere obbligatorio il medesimo controllo di legalità che caratterizza le spa – continua il presidente dei commercialisti italiani – ma superiamo quanto prima questa irresponsabile configurazione normativa che esclude questi controlli per le srl a prescindere dalla loro dimensione aziendale effettiva”.

Spendingreview – E in un periodo in cui si parla tanto del ridimensionamento dei costi della politica e dell’Amministrazione pubblica, con conseguente argine degli sprechi, i commercialisti non possono esimersi dal mettere sul tavolo del dibattito il proprio parere. La proposta, chiaramente delineata dal presidente Claudio Siciliotti, è quella di istituire un’Agenzia delle Uscite, ossia una sorta di task force che svolga accurate ispezioni e imponga decise sanzioni a chi non si adegua alla legge del risparmio. “Cosa succede al dirigente di un’Amministrazione o di un Ufficio che fornisce dati incompleti o reticenti sugli incarichi dei dirigenti, sul parco autovetture a disposizione o su altre voci che gli vengono richieste ai fini di un puntuale censimento finalizzato ad una più efficace lotta agli sprechi e alle doppie o triple remunerazioni? - si chiede Siciliotti - Perché se Enrico Bondi e la sua task force individuassero nello svolgimento del loro lavoro delle situazioni in cui ritenessero di poter contestare un danno erariale, non dovrebbero poter emettere apposito avviso nei confronti dei soggetti responsabili, lasciando a questi ultimi la possibilità di ricorrere presso la magistratura contabile, ferma restando l’esecutività del 30% degli importi contestati? E perché, infine, un gruppo di lavoro di questo tipo, con questi compiti e questi poteri, dovrebbe essere limitato a contingenze eccezionali quali quella attuale, invece che strutturarsi in modo permanente e divenire quell’Agenzia delle Uscite di cui il Paese ha bisogno non meno di quanto lo Stato abbia bisogno dell’Agenzia delle Entrate?”. Anche perché, controllando le uscite e gli sprechi, si potrebbe azzardare la soppressione dell’aumento Iva di due punti e l’annullamento totale dell’Irap sul settore privato. Servirebbero più o meno cinquanta miliardi di euro. “Possono essere un target irraggiungibile se si parte dall’idea che il più è già stato fatto, ma può anche essere un target raggiungibilissimo se si prende atto che nel 2011 la spesa pubblica al netto degli interessi passivi è stata, in termini reali, di 124 miliardi superiore a quella del 2000”, conclude il presidente.

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