17 febbraio 2012

Cndcec: on line il secondo principio contabile

Sul portale del Consiglio nazionale gli utenti potranno consultare il rapporto inerente ai principi contabili legati alle liberalità acquisite dagli enti no profit.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il documento - Il Tavolo tecnico per l’elaborazione dei Principi contabili per gli enti non profit, al quale hanno preso parte il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti, l’Agenzia per il Terzo settore e l’Organismo italiano di contabilità, ha redatto un chiaro documento inerente le direttive da adottare in seno al processo di inserimento delle liberalità nel bilancio d’esercizio degli enti del terzo settore. Il rapporto, pubblicato per la categoria sul sito del Consiglio nazionale, ma visionabile anche dai portali degli altri organismi coinvolti, potrà essere consultato entro il 15 maggio.

Gli intenti - La mission che si propone di portare a termine il documento redatto dai tecnici dei tre istituti che hanno partecipato al tavolo di lavoro è quella di porre in essere l’esame delle questioni connesse alla contabilizzazione della liberalità nei bilanci d’esercizio degli enti no profit. L’intenzione è quella di individuare dei criteri di contabilizzazione che siano condivisi e uniformi per tutte le associazioni, gli istituti e gli enti propri del settore dei servizi. Questa, in sostanza, è la sfera d’interesse del secondo principio contabile che si lega a quanto predisposto dal primo, secondo il quale l’ente no profit non ha un sistema contabile articolato sulla competenza economica. Gli enti non profit che svolgono le proprie attività nel settore dei servizi basano gran parte delle proprie entrate sulle liberalità, pertanto il presente documento mira a tracciare delle linee guida tecniche di contabilizzazione condivise volte a uniformare e snellire le procedure di lettura dei bilanci e dei rendiconti degli enti non profit. Ciò permetterebbe, in seguito, di raffrontare i dati economici e quelli finanziari incrementando l'accountability delle organizzazioni.

Cos’è la liberalità - Ora, basandosi sul concetto di liberalità, vale la pena di sintetizzare le accezioni di questo termine che ci interessano. “Per ‘liberalità’ – spiega il rapporto del Tavolo - si intendono gli atti che si contraddistinguono per i seguenti presupposti: l’arricchimento del beneficiario con corrispondente riduzione di ricchezza da parte di chi compie l’atto; e lo spirito di liberalità (inteso come atto di generosità effettuato in mancanza di alcuna forma di costrizione)”. Il rilevamento delle liberalità non avviene nel momento in cui le stesse vengono utilizzate al fine di sostenere le attività degli enti, bensì quando esse vengono ricevute o nel momento in cui l’ente no profit acquisisce il diritto a riceverle. Non sempre queste liberalità sono di tipo monetario, anzi sono frequenti i casi in cui le stesse vengono acquisite dall’ente sotto forma di beni. “I beni che costituiscono oggetto di liberalità non monetarie – spiega il documento - sono iscritti in sede di rilevazione iniziale coerentemente con la loro natura e tipologia: al fair value identificato dal valore di mercato o da altro valore capace di rappresentare i benefici economici che affluiscono all’Enp per mezzo di tale bene. I beni iscritti al fair value sono misurati tenendo in considerazione il principio della prudenza e possono essere supportati da valutazione peritale; qualora il fair value non sia reperibile per i beni immobili, al valore catastale”. Quando l’ente riceve delle liberalità, monetarie o in beni, esso dovrà registrare l’acquisizione avvenuta nell’attivo dello stato patrimoniale a prescindere se sussistano o meno vincoli di altro genere. “Le liberalità sono iscritte nella classe 1), proventi da attività tipiche, dello schema di Rendiconto di Gestione, ed opportunamente ripartite, in funzione delle caratteristiche del soggetto erogante, fra i punti 1.2) proventi da contratti con enti pubblici, 1.3) proventi da soci ed associati e 1.4) proventi da non soci, o, se connesse con una specifica operazione di raccolta fondi, nella classe 2), Proventi da raccolta fondi, dello stesso prospetto”.

Il team operativo - Il Tavolo tecnico per l’elaborazione dei Principi contabili per gli enti non profit, come è stato detto, si è avvalso della collaborazione del Cndcec, dell’Agenzia per il Terzo settore e dell’Organismo italiano di contabilità. Responsabili del lavoro di studio, ricerca ed elaborazione che ha portato alla definizione delle suddette linee guida sono stati Domenico Piccolo, Consigliere nazionale dei commercialisti, Adriano Propersi, Consigliere dell’Agenzia per il Terzo settore e Angelo Casò, presidente OIC, è composto da Giancarlo Attolini, Marco Elefanti, Elisabetta Magistretti, Roberto Museo, Francesco Maria Perrotta, Matteo Pozzoli, Adriano Propersi, Luigi Puddu, Marco Venuti. I tecnici, prima di giungere alle conclusioni visionabili nei rispettivi portali, hanno individuato parallelismi e confronti con le norme in vigore in alcuni Paesi esteri.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
Iscriviti alla newsletter
Fiscal Focus Today

Rimani aggiornato!

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.

Per favore, inserisci un indirizzo email valido
Per proseguire è necessario accettare la privacy policy