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La riforma forense -Il 2 febbraio entreranno in vigore le determinazioni del nuovo ordinamento della categoria forense. A tal proposito, il Consiglio nazionale ha inoltrato agli ordini locali il dossier 1/2013, che illustra la riforma dell'ordinamento professionale, pubblicata venerdì scorso nella Gazzetta Ufficiale. Nello specifico, sono stati esposti i punti che andranno a regolare questioni quali la pubblicità informativa, l’obbligo di formazione continua, le nuove regole sulla determinazioni dei compensi e conferimento dell'incarico (compreso il divieto di patto di quota lite), le attività di consulenza stragiudiziale tendenzialmente riservata e riserva di difesa negli arbitrati rituali. A simili aree di interesse vanno ad aggiungersi l’incompatibilità tra la carica di consigliere dell'ordine e componente del Cda o comitato dei delegati della Cassa forense. Per quanto riguarda poi l’attenzione ai giovani, con l’entrata in vigore di siffatte determinazioni la pratica avrà immediata durata di 18 mesi.
Le altre questioni – Vi sono poi altri punti sui quali si sta ancora lavorando e gli esiti non saranno tanto lontani dall’essere esposti. Si tratta, in particolare, del nuovo assetto del disciplinare, dei Consigli dell'Ordine e del Cnf, del nuovo tirocinio edell’esame. A studiare e vagliare le diverse possibilità è proprio il Cnf, che "è al lavoro per consentire il pieno regime della riforma il prima possibile".
Il dossier diffuso dal Cnf – Come abbiamo visto, il Consiglio nazionale forense ha diffuso ai propri presidi territoriali un gremito rapporto volto a spiegare la riforma. "Con questo vademecum - spiega il presidente, Guido Alpa- il Consiglio nazionale forense intende fornire agli Ordini e agli iscritti un commento sintetico (corredato di schede) elaborato dell'Ufficio studi per la migliore cognizione e l'interpretazione della nuova normativa, specie con riferimento alle questioni che sorgeranno nella prima attuazione del provvedimento". Oltre alle diverse determinazioni e al raggio d’azione della riforma, il dossier spiega agli Ordini locali che “il nuovo ordinamento forense in vigore dal 2 febbraio è destinato a sostituire le attuali norme in materia di professioni così come il decreto parametri 140/2012 che continuerà ad applicarsi nei casi previsti dal nuovo ordinamento forense, in attesa che venga adottato il nuovo decreto sui parametri forensi, per evitare un vuoto normativo che si ripercuoterebbe sugli uffici giudiziari".