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Il rinnovo - Oggi la cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti sarà chiamata a rinnovare i componenti del proprio Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Revisori. Certamente il clima nel quale i delegati si trovano a dover decidere non è dei migliori, alla luce soprattutto dell’autonomia ormai ai minimi termini e alle continue richieste del capo del dicastero del Welfare affinché si crei un ente assistenziale unico per dottori commercialisti e ragionieri commercialisti.
Gli elettori e le liste – Chi eleggerà il nuoco Cda e i nuovi sindaci? Ebbene, saranno i 150 delegati che sono stati eletti lo scorso luglio. Di questi ben cinquantotto sono stati riconfermati, mentre novantadue sono di prima nomina. I 150 voti dovranno essere divisi tra due liste: la prima, “Per un previdenza equa e sostenibile: autonomia, competenza e attitudine” guidata da Antonio Pastore che era già stato alla guida dell’ente tra il 2004 e il 2008; la seconda “Autonomia e continuità” guidata da Renzo Guffanti con esperienze nel Cda tra il 2008 e il 2012. Una volta completate le operazioni di voto e determinato il nuovo Cda, il presidente uscente Walter Anedda convocherà il gruppo che ha finora guidato al fine di dare l’incarico alla squadra che succederà loro.
I programmi – Il punto focale del programma elaborato dalla lista di Guffanti è l’ottimizzazione della contribuzione integrativa, mentre quello della lista di Pastore è l’incisione dei diritti acquisiti. Ora, queste due linee guida intendono risolvere i problemi che sta affrontando in questo periodo l’ente previdenziale. L’intento comune è quello di garantire ai giovani iscritti, che dal 2004 sono soggetti al metodo contributivo, un futuro certo con delle condizioni pensionistiche ottimali. A un siffatto obiettivo si aggiungono i buoni propositi in merito a un restyling del welfare, al contrasto alla doppia tassazione, alla regolamentazione della contribuzione delle Stp e a un ripristino dei rapporti con le istituzioni.
Unica previdenza – Come abbiamo accennato, una delle maggiori spinte pervenute dal governo, nello specifico dal ministro Fornero, riguarda l’istituzione di un sistema unico di previdenza per dottori commercialisti e per ragionieri commercialisti che comunque fanno parte della medesima categoria professionale. In merito a questo argomento, entrambi i candidati hanno ribadito la propria contrarietà. E ciò si può spiegare anche alla luce delle difficoltà che sta affrontando la Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri che, per quel che concerne le riforme per la sostenibilità a 50 anni, non è stata in grado di approvare la riforma che avrebbe consentito il riequilibrio del sistema previdenziale.