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Il cambio del Cda - Ieri la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti ha assistito al passaggio di consegne dal vecchio consiglio a quello nuovo, eletto nelle scorse settimane. Nella mattinata di ieri infatti il Consiglio di amministrazione ha nominato il presidente, il vicepresidente e la giunta esecutiva.
Nomine e conferme - Tra la manifesta soddisfazione del presidente uscente, Walter Anedda, e la riconferma di esponenti già in carica, quale ad esempio il consigliere ministeriale Susanna Zeller, ha ricevuto la nomina a nuovo presidente Renzo Guffanti, vincitore delle elezioni del dieci ottobre e guida della lista “Autonomia e continuità”. Della medesima fazione sono anche altri tre consiglieri che fanno parte del nuovo Consiglio di amministrazione.
Il Cda uscente – Come abbiamo visto, Walter Anedda, presidente finora in carica, ha abbandonato il proprio posto con la soddisfazione di cederlo a un gruppo che certamente porterà avanti i risultati finora conseguiti dalla squadra da lui guidata. Il suo parere in merito al nuovo Consiglio d’amministrazione è che si tratti di un gruppo serio e professionale, che ha tutte le carte in regola per garantire una sana continuità. “Sono soddisfatto sia dei risultati raggiunti in questi anni dal Cda e dall'assemblea dei delegati – ha dichiarato l’ex leader dell’istituto di previdenza – sia del nuovo Cda perché è garanzia di serietà, professionalità e continuità”. A queste parole ha fatto eco il neopresidente, sostenendo il proprio orgoglio di ricevere “un testimone impegnativo” quale risulta essere l’obiettivo di “portare avanti la Cassa raggiungendo gli stessi successi di chi mi ha preceduto”. Guffanti ha altresì sottolineato che un percorso di tal genere “non sarà un lavoro banale” da condurre.
I punti da esaminare – A ben vedere, le questioni con le quali dovrà confrontarsi il nuovo team amministrativo non sono tra le più semplici. Molte gatte avrà da pelare il presidente Guffanti! A partire dalle società tra professionisti, settore nel quale l’obbligo previdenziale non pare essere ancora stabilito, alla spending review, vale a dire alle richieste di contenimento delle spese che di fatto impongono alle Casse l’obbligo di risparmiare sui costi di gestione versando il ricavato allo Stato. “Sono elementi di preoccupazione – ha ammesso Renzo Guffanti - perché rischiano di compromettere la stabilità, l'equità e l'adeguatezza della nostra previdenza”.