Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
L’approvazione della riforma - Ci siamo. L’istituto di previdenza al quale fanno riferimento i ragionieri domani approverà la riforma, almeno è quello che spera il presidente Saltarelli soprattutto alla luce di ciò che è accaduto all’epoca dell’ultima assemblea dei delegati tenutasi il 25 settembre scorso. Non è detto che non possa verificarsi il medesimo risultato, ossia la mancanza della maggioranza legale, ma il fatto che le elezioni del Cndcec siano ormai alle spalle fa ben sperare. Il parere di Paolo Saltarelli, infatti, è che più che una protesta nei confronti del testo della riforma, la scelta dei delegati di abbandonare l’assemblea era stata dettata da divergenze di stampo politico interno alla categoria. Ora quindi si dovrebbe giungere a un definitivo assenso alla riforma, passo atteso anche da sede ministeriale.
Gli auspici - In sostanza, domani a partire dalle ore 9 il comitato dei delegati si riunirà al fine di dare il definitivo nulla osta alla delibera di riforma, che andrebbe poi a garantire la sostenibilità a 50 anni così come stabilito dalla recente riforma del welfare. Purtroppo lo scorso 25 settembre, come si è visto, “prima del voto sono usciti diversi delegati facendo venir meno il numero legale dei due terzi necessario per apportare modifiche allo Statuto”, ha spiegato lo stesso leader dell’istituto previdenziale dei ragionieri, Paolo Saltarelli. L’auspicio è che quindi domani siano presenti almeno due terzi del numero di delegati. In tutto i delegati con diritto di voto sono 174, di questi il 25 settembre hanno lasciato l’assemblea ben 52. Ma l’augurio è che le mutate condizioni politiche agiscano positivamente sugli esiti dell’approvazione. “Abbiamo fatto alcuni, migliorativi, ritocchi alla riforma – chiarisce ancora Saltarelli - come un diverso scaglionamento della riduzione all'adeguamento all'inflazione”.
Eventuali conseguenze – Questa volta la posta in gioco è ben più pericolosa rispetto a quanto poi avvenuto dopo la precedente assemblea fallimentare. A ben vedere, qualora non si dovesse riuscire a pervenire a un’approvazione della delibera si avrebbe come effetto l’applicazione repentina del contributo di solidarietà dell’1% per pensionati dal 1° gennaio 2012. Tra l’altro, secondo quanto previsto dalla norma, siffatto taglio è già stato effettuato sui trattamenti pensionistici di ottobre erogati ai ragionieri a riposo. Così facendo, spiega ancora Saltarelli, “la cassa risparmia circa 2 milioni di euro, dato che le pensioni erogate nell'anno ammontano a 200 milioni”. In definitiva, però, nel caso anche domani si dovesse giungere a un nulla di fatto, dal Dicastero guidato da Elsa Fornero si potrebbe decidere di optare per il commissariamento dell’istituto previdenziale, mentre per quanto riguarda il passaggio al sistema contributivo, per la Cassa questo è già una prassi fin dal 2004.