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La lettera - Vilma Iaria - Presidente ADC, Roberta Dell’Apa - Presidente AIDC, Marco Cuchel - Presidente ANC, Amedeo Sacrestano - Presidente ANDOC, Raffaele Marcello - Presidente UNAGRACO, Eleonora Di Vona - Presidente UNGDCEC, e Domenico Posca - Presidente UNICO, leader delle sigle sindacali riunite nel coordinamento unico, hanno inviato lo scorso venerdì una lettera congiunta al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, ai viceministri dell’Economia, Enrico Morando e Luigi Casero, e ai sottosegretari del medesimo dicastero, Enrico Zanetti e Pierpaolo Baretta, e al capo della segreteria tecnica dell’Economia, Francesco Alfonso. Scopo di questa missiva è stato quello di mettere il punto sulla vicenda della Tasi. Già lo scorso 14 maggio le associazioni di categoria avevano denunciato le criticità alle quali i professionisti sarebbero andanti incontro in occasione del prossimo appuntamento con la suddetta tassa.
Una proroga: per chi? - Nella presente lettera, i leader sindacali hanno ricordato che attualmente, ai sensi del co. 688, art. 1, L. n. 147/2013, la deadline è confermata al 16 giugno 2014 (acconto) e al 16 dicembre 2014 (saldo). Tuttavia proprio lo scorso 19 maggio il MEF aveva disposto che la scadenza del prossimo 16 giugno dovesse essere valida solo per il pagamento del tributo in quei Comuni che hanno deliberato le aliquote TASI per l’anno in corso entro il 23 maggio; mentre per gli altri Comuni la scadenza è stata posticipata al prossimo 16 settembre. Il Ministero ha spiegato che la proroga è stata necessaria “per venire incontro da un lato alle esigenze determinate dal rinnovo dei consigli comunali, e dall’altro all’esigenza di garantire ai contribuenti certezza sugli adempimenti fiscali”. I sindacati dei commercialisti hanno pertanto preso atto della proroga, pur non riconoscendola come tale in quanto diffusa a mezzo di una nota ministeriale, che non ha chiaramente la stessa valenza di una disposizione di Legge né tantomeno ha la forza di derogare una simile disposizione. In ogni caso le sigle sottolineano che “quella proposta appare più una proroga concessa ai Comuni (che sono stati inadempienti e non hanno deliberato nei termini le aliquote TASI per l’anno 2014), piuttosto che il riconoscimento di una nuova e palese violazione di alcuni principi generali perpetrata a danno dei Contribuenti”. In sostanza sembrerebbe che le esigenze di fare cassa espresse sia dall’erario statale che da quello comunale siano state anteposte a quelle dei contribuenti e dei professionisti che li assistono. “Ciò appare tanto più palese leggendo proprio la Nota del Ministero dell’Economia. In essa, infatti, non è fissato alcun termine perentorio entro il quale i Comuni che non hanno deliberato le aliquote entro il 23 maggio 2014 dovranno adempiere, mentre i Contribuenti, che risiedono nei Comuni ove le delibere di fissazione delle aliquote TASI sono state assunte entro il 23 maggio 2014, dovranno provvedere al pagamento entro il termine ordinario del 16 giugno 2014, con tutti i disagi e le incognite derivanti dal breve tempo a disposizione”, continuano i sindacati nella lettera.
Perché? – Prendendo atto di tutto ciò, le sigle sindacali si pongono una domanda legittima: perché? “PERCHÉ già fin dal principio è stata prevista una Legge che dava ai Comuni tempo fino al 31 maggio per deliberare delle aliquote che si sarebbero dovute applicare per quantificare un tributo da pagarsi dopo soli 16 giorni? PERCHÉ si continua a non dare il giusto rilievo alle norme dello Statuto del Contribuente che hanno fissato dei principi (che DOVREBBERO ESSERE inderogabili) di civiltà, per garantire il corretto assolvimento degli adempimenti tributari?”, chiedono i sindacati ai destinatari della missiva. Il timore, peraltro apparentemente fondato, è che ancora una volta i professionisti si troveranno a dover fronteggiare una nuova tassa con un tempo a disposizione esiguo e non sufficiente a esplicare in maniera corretta tutti gli adempimenti, anche perché (come spesso è capitato) potrebbe non essere scontata la presenza di mezzi informatici adeguati in quanto non poche software house hanno avvisato che sarà difficile adeguare i loro prodotti alle “delibere dell’ultimo momento”. “I tempi ristrettissimi, inoltre, si scontreranno con le stesse delibere assunte dai Comuni che obbligheranno i professionisti ad effettuare calcoli ‘sartoriali’ con un aggravio di tempo e soprattutto di costi. Se il desiderio del Ministero dell’Economia fosse veramente quello ‘di garantire ai contribuenti certezza sugli adempimenti fiscali’ allora dovrebbe quanto prima porre rimedio ad una situazione totalmente vessatoria nei confronti dei contribuenti e di tutti i professionisti che ogni giorno si prodigano per rendere il rapporto fisco/contribuente quanto più possibile vivibile e sostenibile. Più di ogni altra cosa, infine, che tutto questo sia finalmente di lezione affinché in futuro vengano emanate norme che rispettino lo Statuto del Contribuente e di conseguenza siano eque e realmente applicabili con evidenti vantaggi sia per il Fisco che per i contribuenti”, conclude il coordinamento dei sindacati di categoria.