Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
L’elenco delle difficoltà, le possibili sconfitte e l’appello all’unità. Quasi una preghiera, perché peggiorare la situazione creerebbe un punto di non ritorno. L’assemblea dei Presidenti ruota intorno alle tensioni politiche di questi giorni, con l’amara consapevolezza che c’è poco da fare. Ci si rimette al buon senso dei parlamentari e, diciamolo pure, ad un po’ di fortuna. Margini di intervento non ce ne sono. Al massimo si riesce ad avere qualche anticipazione, voci di corridoio che, tuttavia, non sciolgono la matassa.
Una matassa composta dalla riforma delle professioni, manovra economica e revisione legale. “Aspetti sui quali bisogna riflettere tutti insieme”, afferma Claudio Siciliotti - Presidente CNDCEC nella sua relazione di apertura. “Il momento che viviamo – continua Siciliotti – è particolarmente serio: in atto c’è una crisi economica (Pil + 0,2% in dieci anni), finanziaria e politica. C’è bisogno di un patto no-partisan a favore del Paese”. Ma anche se così fosse, a cosa servirebbe? Le più grandi trasformazioni sono già in atto (la manovra è al vaglio del Senato proprio mentre il Presidente sta parlando) e il legislatore, o chi per lui, si è dimenticato di concertarle con la Categoria. “Sconcerto per il tentativo di liberalizzazione delle professioni. Eliminare l’esame di Stato vuol dire abbassare la soglia della qualità della nostra professione senza considerare che è previsto dall’articolo 33 della Costituzione”.
Così Siciliotti commenta quanto ha visto accadere nei giorni scorsi. Per non parlare della manovra economica in generale e delle previsioni sulla giustizia tributaria. “Anche qui la battaglia non è di Categoria, i commercialisti che fanno parte delle commissioni non sono molti, ma si tratta di assicurare il diritto di difesa ai contribuenti”. Per il Presidente del CNDCEC si tratta, dunque, di un’emergenza democratica che viola l’articolo 111 della Costituzione e la Carta europea dei diritti dell’uomo. Infine la revisione legale: dopo tante rassicurazioni, arriva la doccia fredda e l’ipotesi che nasca una nuova professione. Anche se Siciliotti si raccomanda di non chiamarla così. Ma l’ipotesi più accreditata è che la tenuta del registro venga sottratta ai commercialisti che lo hanno finora gestito con efficienza e seguendo criteri di economicità. Anche in questo caso “gli interlocutori – come il sottosegretario Casero – sono vaghi”, ammette Siciliotti.
Insomma le scusanti ci sono tutte. I fatti di questi giorni hanno messo in secondo piano le cose buone fatte negli ultimi mesi. “Ma se alla grande operazione di immagine ne consegue questa scarsa considerazione, qualcosa che non ha funzionato c’è stato”. Fa notare Antonio Repaci, Presidente dell’ordine di Palmi. L’equazione è lineare e difficile da smentire. “Forse – suggerisce Repaci – bisognerebbe ripensare la strategia, magari parlandone insieme”. Non è un atto dovuto, ma sarebbe apprezzabile date le perplessità e i timori espressi durante l’incontro. Per Francesco Muraca, Presidente dell’ordine di Catanzaro, sta suonando il de profundis: “il peggior momento della storia della nostra Categoria”. “Le parole del Presidente Siciliotti – prosegue nel suo intervento - hanno descritto una realtà nera per la nostra professione”. La provocazione che emerge in sintesi è: sarà stato un bene cambiare qualche anno fa se i risultati sono questi? “I commercialisti – conclude Muraca – stanno perdendo, giorno dopo giorno, tutte le conquiste fatte in passato”.
Durante l’assemblea ci si concentra sui problemi, d’altronde elencare i successi ottenuti non migliora il presente, tanto meno il domani. Nel “mirino” degli interventi almeno altri due temi scomodi. Il primo è la mediazione: tra scettici e ottimisti, tutti si chiedono se la riforma non sarà svuotata del tutto “perché la strada – dice Gianfranco Tommasoni, Presidente dell’ordine di Bologna – sembra essere quella”. Il secondo è un vero e proprio appello dei presidenti intervenuti sui procedimenti disciplinari: il Consiglio Nazionale indichi una strada per dare omogeneità ai singoli interventi.
Qualche lamentela riguarda anche la difficoltà del Consiglio Nazionale di stare vicino ai suoi iscritti: “I problemi dei colleghi sono lontani dalle beghe dell’ordine, dalla politica nazionale. I commercialisti hanno bisogno di risposte certe sulle questioni che li riguardano da vicino” sottolinea Agostino Falzone, Presidente dell’ordine di Caltanissetta.
Ormai l’Agenzia delle entrate si nomina di sfuggita, la situazione resta stagnante mentre l’esasperazione cresce: si paventano forme di contestazioni, scioperi. I commercialisti svolgono un’attività utile, in primis, alla pubblica amministrazione ma nessuno sembra accorgersene.
Infine il “grande assente”: il tema delle elezioni. In alcune città è iniziata la campagna elettorale. Tutti ci pensano e nessuno ne parla. Nessuno, o quasi. Perché tra le righe i riferimenti sono evidenti. Eppure anche questo riguarda la Categoria. Adriano Barbarisi, Presidente dell’ordine di Salerno scaglia la pietra (che nessuno raccoglie): “gli ordini locali eleggeranno un consiglio nazionale in evidente violazione del principio di rappresentatività, il Consiglio nazionale dovrebbe evitarlo”. La questione non è nuova, ma ancora non è il momento di affrontarla in maniera diretta. Ieri se ne è avuta la conferma. Ma più che per motivi di unità e compattezza, il silenzio sulle elezioni sembra diventare un tabù. Un qualcosa che condiziona anche il modo di esprimersi. Lo fa notare Luigi Carunchio, Presidente dell’Unione Giovani che sente di dover sottolineare che le sue sono semplici perplessità e non dichiarazioni di parte. “Si sta creando un doppio livello di comunicazione – dice Carunchio – che non fa bene alla trasparenza della Categoria. Un appiattimento al ribasso”. Anche Paolo Rollo, Presidente dell’ordine di Ferrara rispetta la richiesta del Presidente Siciliotti di non tirare in ballo le elezioni “ma – afferma – di futuro bisognerà pur parlare”.
Come in ogni confronto che si rispetti, ieri a Roma, non sono mancate le divergenze di opinioni e la contrapposizione di diverse sensibilità. Purtroppo il tratto comune di ogni intervento è stato constatare quanto il presente sia critico. Due settimane e i commercialisti si sono ritrovati – improvvisamente – fragili. Senza interlocutori istituzionali. L’unica soluzione prospettata, al momento, è un fronte unico di mobilitazione in caso di norme contrarie alla categoria e al bene del Paese come quelle che circolano sulla eliminazione dell’esame di stato. Correre ai ripari non è semplice, oggi più che mai tutto è di nuovo in discussione.