Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Competenze disconosciute - Commercialisti e consulenza del lavoro, un matrimonio non riconosciuto. L’ironia in questo caso è amara, soprattutto alla luce della recente e immotivata esclusione degli iscritti alla categoria dai professionisti qualificati all’assistenza nella procedura obbligatoria di conciliazione per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, introdotta dalla Legge 92/2012. A puntare i riflettori sulla questione è stata l’Associazione nazionale commercialisti presieduta da Marco Cuchel, che ha lanciato l’allarme in merito al mancato riconoscimento delle competenze dei commercialisti in materia di consulenza del lavoro.
L’esclusione - Il pomo della discordia è da individuare ancora una volta nelle più recenti disposizioni governative, che in alcuni casi come quello in oggetto non prendono nella giusta considerazione la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. L’indice dell’Anc è giustamente puntato contro l’articolo 2 del D.Lgs. n. 81/2015, il Jobs Act, in base al quale sono qualificati ad assistere il lavoratore, ai fini della procedura di certificazione dell’assenza dei requisiti stabiliti dal decreto per la riconduzione al rapporto subordinato delle collaborazioni organizzate dal committente, siano i rappresentanti sindacali, avvocati o consulenti del lavoro.
Il punto dell’Anc – Arriva dunque come un tuono l’intervento del numero uno dell’associazione di categoria, che non accetta un siffatto disconoscimento delle proprie competenze. “Poiché la Legge 12/1979, istitutiva della professione di consulente del lavoro, all’art. 1 annovera gli avvocati, i dottori commercialisti ed i ragionieri tra i soggetti abilitati a svolgere gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, non si ravvisano valide motivazioni che giustifichino questa esclusione che, anzi, va ad aggiungere un tassello al processo di smantellamento delle nostre competenze in materia di consulenza del lavoro a cui assistiamo già da tempo”, ha affermato Cuchel. Ancora una volta quindi l’Anc si batterà come parte attiva per la modifica della norma a favore dei commercialisti, con l’intento di salvaguardare le prerogative della categoria. “A tale proposito ci rivolgiamo al Governo affinché riconosca l’assoluta infondatezza di questa esclusione e prenda atto dell’opportunità di un adeguato intervento di modifica”, ha concluso il presidente.