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Il caso - Per la Commissione europea non può esservi alcuna equipollenza tra l’esame di Stato che abilita all’esercizio della professione di dottore commercialista e quello che permette di svolgere la funzione di revisore legale. Questo era un fatto assodato. Invece, per quel che concerne l’esperienza del nostro Paese, dove l’equipollenza era già vagliata, entrambi gli esami si basavano su materie comuni, pertanto non risultava alcuna differenza sebbene le due attività siano comunque differenti.
La norma e la locuzione - Dopo un lungo tira e molla, nei giorni scorsi Montecitorio ha finalmente detto sì in maniera ufficiale all’equipollenza, piegandosi però ai dettami comunitari. Sul punto è infatti intervenuta l’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti e degli esperti contabili, facendo notare che al testo originario è stata aggiunta una specifica locuzione, quale appunto: "nel rispetto dei requisiti previsti, in aderenza con la direttiva 2006/43/CE, da un decreto del ministro della giustizia, sentito il ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro venti giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione, senza la previsione per i candidati di maggiori oneri e di nuove prove d'esame”. Il punto è che questa aggiunta è stata resa necessaria dopo l’arrivo di una missiva comunitaria che, bypassando il parere contrario del Miur, affermava l’assenza nell’esame di Stato dei commercialisti di alcune materie che invece risultano necessarie per convalidare a pieno titolo l’equipollenza. Insomma, da qui è dovuto ripartire l’intero iter di mediazione parlamentare tra le diverse forze politiche.
La questione politica – Si parla di mediazione tra le forze parlamentari perché, a ben vedere, la questione è tutta meramente politica. Lo dimostrano le dinamiche riportate dall’Unione nella comunicazione diffusa ieri. “Nonostante si fosse ottenuta l’adesione di pressoché tutti i gruppi parlamentari (Fassina del PD, Giorgetti della Lega Nord, Ruocco del 5 Stelle, Leone di NCD e Paglia di SEL) e del Governo che, di fatto, aveva acconsentito ad una formulazione dell’articolo che prevedeva che ‘fermo restando che le eventuali integrazioni di materie o prove d'esame, che si rivelassero necessarie, rispetto a quelle già contemplate dalla disciplina per l'esame di Stato per dottore commercialista ed esperto contabile, devono trovare svolgimento da parte dei candidati nell'ambito delle medesime sessioni d'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di dottore commercialista e di esperto contabile’, Forza Italia, nella persona dell’Onorevole Sisto e nel disinteresse generale degli altri deputati, ha deciso di buttarla in politica difendendo interessi non troppo nascosti sulla pelle dei nostri giovani colleghi, opponendosi con forza all’emendamento così scritto, trincerandosi dietro le paventate sanzioni europee!”, ha spiegato in una nota la giunta della sigla sindacale. Essendo questi i fatti di prologo, la conclusione è che alla versione finale del testo è stata aggiunto appunto l’inciso "senza la previsione per i candidati di maggiori oneri e di nuove prove d’esame” a tutela della categoria dei commercialisti.
I contrari e lo stupore – detto questo, l’Unione si ritiene meravigliata soprattutto dal fatto che sono proprio alcuni iscritti all’Albo dei dottori commercialisti ad essersi scagliati in maniera evidentemente accanita contro l’equipollenza. Questi, a detta della sigla sindacale, “stanno portando avanti una battaglia senza esclusione di colpi, per contrastare l’equipollenza, sostenendo che essa sia contraria ai principi comunitari e promettendo perciò ricorsi in sede comunitaria; mentire per scarsa conoscenza della materia può essere negligenza professionale, mentire sapendo di farlo, è dolo; ed allora non resta che chiederci: rebus sic stantibus… cui prodest? Noi rimaniamo sulla barricata”.