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Incontri con l’esecutivo - Una settimana densa di appuntamenti e impegni è quella che Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, ha appena portato a compimento. In questi giorni il numero uno della categoria ha incontrato sia il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che il viceministro all’Economia, Luigi Casero. Nel primo caso, accompagnato dai consiglieri con delega alle funzioni giudiziarie, Maria Luisa Campise e Felice Ruscetta, il presidente dei commercialisti italiani ha riaperto il confronto con l’esecutivo sul tema della riforma della giustizia. Nel secondo caso, accompagnato dal consigliere nazionale delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi, Longobardi ha fatto il punto sulla riforma tributaria.
Questione giustizia – Sul versante della riforma della giustizia, Longobardi si è detto molto soddisfatto dell’incontro col capo del dicastero, che da parte sua ha dimostrato viva attenzione alle istanze presentate dalla categoria. In generale, i commercialisti sono concordi con la riforma del processo civile, quindi con la radicale riduzione dell’arretrato, tuttavia ritengono contraddittorio il fatto di essere stati esclusi dagli arbitrati e dalla negoziazione, laddove in altre procedure analoghe il loro contributo è espressamente richiesto. Sul punto, Longobardi ha sottolineato che “rinunciare alle nostre specifiche, insostituibili competenze e restringere la platea dei professionisti abilitati ai soli avvocati, rischia seriamente di rendere meno efficaci gli istituti deflattivi del contenzioso esistente e di renderli più onerosi per le parti”. Riponendo fiducia nella sensibilità del ministro, Longobardi ha aperto un altro focus relativo alla crisi d’impresa. Sul tema, sia il presidente dei commercialisti che il Guardasigilli ritengono necessario parlare di una revisione organica. Per ampliare la visione della situazione, i commercialisti hanno suggerito l’apertura del tavolo del confronto anche a notai e avvocati. Per concludere, tra gli ultimi punti esaminati v’è stato quello dell’amministrazione dei beni sequestrati alle mafie. In merito a ciò, Orlando ha assicurato che ben presto vi saranno novità circa lo sblocco dell’albo degli amministratori giudiziari e l’emanazione del relativo tariffario e ha altresì annunciato un’apertura inerente alla revisione della norma sull’affidamento degli incarichi che, secondo i commercialisti, pone serie limitazioni anche ai magistrati.
Capitolo tributario – Sul versante meramente fiscale, come abbiamo accennato, il presidente Longobardi ha incontrato il viceministro Casero, col quale la categoria che aperto un rapporto di confronto già da diverso tempo. In riferimento a ciò, il numero uno dei commercialisti ha manifestato la propria soddisfazione per aver assistito alla ripresa del rapporto costruttivo col Ministero dell’Economia e delle Finanze. In sostanza, l’incontro si è rivelato fruttuosa occasione per i commercialisti di ribadire il proprio ‘no’ alle misure che, in caso di visto di conformità infedele sul 730 precompilato dall’Agenzia delle Entrate, versano sulle spalle di professionisti e CAF sia le sanzioni a carico del contribuente che l'imposta e i relativi interessi. Queste norma violerebbero il principio costituzionale di capacità contributiva, pertanto i commercialisti ne pretendono l’eliminazione. E la posizione della categoria guidata da Longobardi non è isolata, anzi ha trovato conferma proprio nei giorni scorsi dalla Commissione Finanze e Tesoro del Senato, che nel parere sul decreto ha chiarito come “la previsione di trasformare gli intermediari in soggetti che si sostituiscono al contribuente nell'obbligazione tributaria non appare condivisibile”. Tenendo conto di ciò, Longobardi ha quindi chiesto a Casero che il governo riprenda in mano la norma, eliminando la responsabilità in proprio di professionisti e CAF per l’imposta e i relativi interessi. Altro punto esposto dal leader della categoria al viceministro ha riguardato l’annunciata esclusione dei controlli formali solo qualora a presentare la precompilata senza rettifiche sia il contribuente o un sostituto, considerando che l’esclusione non è vagliata nel caso in cui la precompilata sia presentata tramite professionista o CAF. “La nostra proposta a riguardo è di uniformare la disciplina, lasciando al contribuente la scelta se far apporre il visto di conformità sulla precompilata inviata, senza modifiche, tramite CAF o professionista. Una soluzione preferibile per esigenze di semplificazione, di uniformità di trattamento e di minimizzazione dei costi per i contribuenti – ha chiarito in conclusione il presidente Longobardi - Del resto anche quest’ultima proposta era stata pienamente condivisa dalla Commissione Finanze del Senato”.