3 agosto 2016

COMUNICATO FNC – OSSERVATORIO ECONOMICO

Con il 43,5% di pressione fiscale nel 2015 l’Italia si colloca al 7° posto nella speciale graduatoria dei paesi europei stilata dalla FNC sulla base di dati Eurostat. Scala dunque di due posizioni rispetto al 2009, scavalcata da Finlandia e Austria. Nel periodo coincidente con la crisi economica, dal 2009 al 2015, l’Italia ha subito uno degli incrementi più incisivi del peso tributario delle imposte indirette che è passato dal 13,4% al 15,2%; ma, grazie anche al calo del peso delle imposte in conto capitale - che si è ridotto nello stesso periodo di 0,7 punti - l’incremento complessivo della pressione fiscale italiana è stato di 1,6 punti rispetto al +2,1 dell’area Euro e al +3,7 della Francia. In significativa crescita risulta il differenziale negativo rispetto alla Germania, che è riuscita a mantenere stabile la pressione fiscale. In particolare, per le imposte indirette, il differenziale tra Italia e Germania nel 2015 è di 4,4 punti.
Per il 2016, il DEF prevede un calo della pressione fiscale italiana di 0,7 punti, a cui si aggiungerebbe un ulteriore calo di 0,1 punti nel 2017. Come è noto, nel DEF si prevede la disapplicazione della clausola di salvaguardia anche per il 2017 che, di fatto, annulla il rischio di un ulteriore incremento del peso delle imposte indirette.
Intanto, l’onda d’urto della Brexit ha innescato una serie di revisioni al ribasso della crescita economica per l’anno in corso e per il 2017. Aumenta sensibilmente il rischio di destabilizzare i conti pubblici e di conseguenza di imporre modifiche alle decisioni di politica fiscale del governo che, necessariamente, dovrà cercare nuovi spazi di flessibilità in sede europea.
E’ quanto emerge dall’Osservatorio Economico elaborato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, che, nell’edizione di luglio riferita al mese precedente, presenta una serie di focus e di approfondimenti tematici insieme ai consueti dati mensili.
Altro dato segnalato dall’Osservatorio FNC è il trend positivo delle nuove aperture di partite Iva per l’anno in corso, sostenuto dalla crescita tanto di quelle delle persone fisiche che delle società di capitali. In particolare, le partite Iva individuali crescono anche grazie alla stabilizzazione dei regimi fiscali agevolati avvenuta con l’introduzione del nuovo regime forfetario, mentre le società di capitali proseguono, seppure rallentando, il trend crescente in atto da oltre un decennio.

“I dati e le analisi dell’Osservatorio FNC di questo mese mostrano un’economia che tenta di riprendersi ma che, inevitabilmente, resta intrappolata nella congiuntura internazionale nuovamente depressa dalla Brexit” – ha dichiarato il presidente della FNC Giorgio Sganga. “L’elevata pressione fiscale indiretta del nostro paese – ha proseguito Sganga – richiederebbe uno sforzo maggiore da parte del Governo rispetto al previsto disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’aumento delle aliquote Iva che, invece, dovrebbero ridursi. È evidente, infatti – conclude Sganga – che la miniripresa dei consumi delle famiglie accompagnata dalla ripresa delle partite Iva risulta frenata dall’elevata pressione fiscale.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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