28 gennaio 2013

Conciliazione: grave scippo ai commercialisti!

La Circ. 3/13/MLPS esclude i commercialisti dall’assistenza nella conciliazione.
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’esclusione - I commercialisti ancora una volta defraudati del loro ruolo. Non si tratta di allarmismo o procurato panico, bensì di una cruda realtà andata palesandosi con la circolare n. 3 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, a firma di Paolo Pennesi, direttore generale dell’attività ispettiva, e di Giuseppe Mastropietro, direttore generale delle relazioni industriali e rapporto del lavoro. Nulla da eccepire in merito alle questioni inerenti la conciliazione, se queste non escludessero deliberatamente e in maniera tanto evidente i commercialisti, che per prassi spesso volgono la funzione di lavoristi. In pratica, anche se un commercialista svolge per un’azienda il ruolo di consulente del lavoro (e per legge può farlo), quel datore di lavoro nel momento in cui dovrà intraprendere un’attività conciliativa non potrà rivolgersi al professionista di fiducia, bensì a un avvocato o a un consulente che magari non conosce per intero e in maniera dettagliata la storia delle pratiche in analisi, dell’azienda, del dipendente e dell’imprenditore.

La conciliazione
– Stiamo parlando, in particolare, della nuova procedura “obbligatoria” di conciliazione introdotta dalla Riforma Fornero (art. 1, c. 40 della L. n. 92/2012) in materia di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. L’obiettivo che il ministro del Lavoro Fornero si è posto di raggiungere è quello di dare la possibilità alle parti di potersi confrontare presso una Sede che dia modo a loro di trovare soluzioni alternative al licenziamento, oltre a fornire ovvie garanzie di terzietà. Nulla da ridire fin qui. Ma è proprio sull’attività della commissione di conciliazione che è possibile rilevare una nota stonata. Infatti, la circolare ministeriale chiarisce espressamente che le parti possono farsi assistere dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o abbiano conferito mandato o da un componente la Rsa o la Rsu, da un avvocato o da un consulente del lavoro, escludendo inspiegabilmente i Commercialisti e gli altri professionisti inclusi nella L. n. 12/1979. È incomprensibile il motivo per cui si è deciso di non citarli tra i soggetti qualificati all’assistenza di cui all’art. 7, c. 5 della L. n. 604/1966, come da ultimo modificata dalla L. n. 92/2012, visto che anche i Commercialisti hanno dato regolare comunicazione ex L. n. 12/1979 per l’esercizio dell’attività di consulenza del lavoro. Altro dettaglio da non trascurare è che con la Riforma del Lavoro (art. 1, c. 40 della L. n. 92/2012) i C.d.L. e avvocati possono rappresentare non solo il datore di lavoro, come precisato dall’art. 2 della L. n. 12/1979, ma anche il lavoratore (“le parti”), acquisendo di conseguenza una nuova prerogativa.

Dov’è la rappresentanza? – Domanda lecita visto che il gioco s’è svolto in completa assenza di una rappresentanza vigile. Tuttavia non avrebbe potuto essere altrimenti, dal momento che questa frode sotto il naso è stata possibile proprio in un momento in cui il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è praticamente scoperto e in balia delle onde. Non che negli scorsi anni ci sia stato qualcuno capace di tenere saldamente in mano le redini della categoria, ma attualmente la situazione è a dir poco preoccupante. Fino al 20 febbraio quella dei commercialisti sarà una categoria privata del suo fulcro, di quel centro che a livello nazionale dovrebbe tenerla unita e proteggerla. E il primo risultato di una simile “assenza” è lo scippo in tema di conciliazione. Come se i commercialisti, soprattutto i lavoristi, fossero dei buoni a nulla incapaci di tutelare i clienti e di comprendere il diritto del lavoro. Unica voce che si è levata a difesa degli iscritti all’Albo è stata quella dell’Odcec di Roma con il presidente Mario Civetta e il vicepresidente Luigi Lucchetti, che stanno da giorni lavorando al fine di vederci chiaro, di capire le motivazioni a monte di questa esclusione e individuare una strada risolutiva a favore dei commercialisti. Il punto è che la categoria non può accettare supina il ratto della propria dignità professionale, neanche se questo arriva da sedi ministeriali!

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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