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L’incontro con il MLPS - I commercialisti non volevano crederci. Ma la realtà a volte sorprende più dell’immaginazione. In sostanza, ieri il vicepresidente dell’Odcec di Roma, Luigi Lucchetti, ha avuto un incontro con il direttore generale per l'Attività ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Paolo Pennesi. Dalla conversazione è venuta fuori la reale situazione andatasi a creare in merito alla conciliazione obbligatoria e alla palese esclusione dei commercialisti dalla rosa di professionisti alla quale può essere affidata la difesa delle parti. Avevamo parlato di scippo e questo è potuto avvenire soprattutto a causa della mancanza di una tutela forte della categoria, che in tal caso è stata rappresentata da un solo Ordine locale e da sporadici interventi da parte di alcune sigle sindacali.
Il motivo dello scippo – L’incontro intercorso tra il vicepresidente Lucchetti e l’alto funzionario ministeriale Pennesi ha evidenziato come il motivo di una simile esclusione sia da riscontrare da una deliberata volontà di far fuori i commercialisti, portata avanti e promossa da chi rappresenta un’altra categoria ma, allo stesso tempo, ha il compito di tutelare l’intero comparto professionale. La decisione ministeriale, che tramite la circolare in oggetto, la n. 3/2013, non faceva altro che interpretare in maniera letterale la norma originaria, è stata palesemente dirottata da un intenso lavoro di lobbing portato avanti dal leader del CNO dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, che allo stesso tempo rappresenta tutte le professioni in quanto investita dell’importante e delicato ruolo di presidente del Cup. Ma la Calderone non ha agito da sola, poiché le fonti ministeriali hanno sottolineato che la stessa è stata coadiuvata da due parlamentari dei quali però si tacciono le identità. A questo punto non si conoscono le ragioni di un siffatto modo di agire, certa è però la totale assenza della categoria dei commercialisti che, priva di una governance, è stata ancora una volta defraudata dei propri diritti.
La vicenda –Ricordiamo brevemente che la circolare n. 3/2013 del Ministero del Lavoro affermava espressamente che in sede di conciliazione in materia di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo le parti possono farsi assistere dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o abbiano conferito mandato o da un componente la Rsa o la Rsu, da un avvocato o da un consulente del lavoro, escludendo inspiegabilmente i Commercialisti e gli altri professionisti inclusi nella L. n. 12/1979. Quanto affermato è desumibile dall’art. 7, c. 5 della L. n. 604/1966, come da ultimo modificata dall’art. 1, c. 40 della L. n. 92/2012 (Riforma del Lavoro), che di fatto non cita tra i soggetti qualificati ad assistere le parti i Commercialisti, anche se la categoria in commento ha dato regolare comunicazione ex L. n. 12/1979 per l’esercizio dell’attività di consulenza del lavoro. A rendere ancora più amaro il boccone ci ha pensato la Riforma del Lavoro, la quale all’art. 1, c. 40 della L. n. 92/2012 ha previsto che i C.d.L. e avvocati possono rappresentare non solo il datore di lavoro, come precisato dall’art. 2 della L. n. 12/1979, ma anche il lavoratore (“le parti”), acquisendo di conseguenza una nuova prerogativa.
Una possibile soluzione – In definitiva, a delineare una possibile via risolutiva è ancora una volta il vicepresidente dell’Odcec di Roma, Luigi Lucchetti. Il parere del rappresentante di categoria è che si debba andare a ampliare il raggio d’azione del comma 5 dell’art. 7, L. n. 604/66, riformulato con l’art. 1, comma 40, Legge n. 92/2012. A questo punto, quindi, la patata bollente è rimessa nelle mani del prossimo Consiglio nazionale che verrà eletto tra un paio di settimane.